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Vittorio Sgarbi shock: mio figlio non è un drogato né omosessuale, quindi sta bene

VITTORIO SGARBI – Sappiamo bene che Vittorio Sgarbi ama essere al centro delle polemiche, ma questa volta, sul settimanale Grazia, ha rilasciato dichiarazioni di sincero cattivo gusto.

Dopo lo scontro trinagolare con Emma Marrone e Maria De Filippi a Domenica in e il flop conclamato di “Ci tocca anche Vittorio Sgarbi” (di cui però non si pente, figuararsi), il critico d’arte più controverso della tv torna a far parlare di sè chiacchierando della sua concezione di paternità.

Sgarbi, forse non volendo sondare il suo privato (vedi il suo rapporto con Nadia Macrì) decide di coinvolgere il figlio Carlo, di 24 anni che lui ha riconosciuto quando il fanciullo aveva sette anni, dopo una lunga causa con Patrizia Brenner, morta una decina di anni fa.

Un po’ mi assomiglia. Anche se non ci siamo visti praticamente mai… Io lo avrei riconosciuto anche subito. Ma mia madre non voleva, si è messa in mezzo. Comunque, poi io, mio figlio, l’ho sempre mantenuto: davo a sua madre undici milioni di lire al mese. A dire la verità, speravo di cavarmela con cinque…

Va bene che c’è la crisi, ma proprio lui, piangere miseria sul manteninento del figlio… Arriva però il momento in cui anche Sgarbi deve fare i conti con la creatura che ha messo al mondo e questo accade appunto una decina di anni fa quando la Brenner muore. Ed ecco come Sgarbi ha gestito il tutto. Leggere per credere:

“Ho proposto a mio figlio di venire a vivere con me a Roma: gli avrei fatto da padre e da madre, lui avrebbe avuto una vita bellissima. E invece ha preferito starsene a Varese con un badante”.

Sinceramente ci sentiamo di rivolgere un sentito applauso all’allora quattordicenne Carlo che, con grande acume e saggezza scelse una vita indipendente da quel “bischero” del babbo.

“Adesso mi accusa di non essermi imposto” ci tiene però a  sottolineare Sgarbi (ma guarda un pò forse all’epoca era lui l’adulto…).

“Io non posso impormi con nessuno: sono un uomo libero… Io avrei fatto la mia vita comunque. Non credo nella paternità . I figli sono delle madri. È la natura a dirlo. Una donna per fare un figlio ci mette nove mesi, un uomo dieci minuti…” stando così le cose qualcosa ci suggerisce che forse sia stato un bene che il figlio gli abbia preferito una badante.

Se quanto riportato non vi bastava per farvi accapponare la pelle ecco che Sgarbi, carburato a dovere, ci regala nuove perle:

Io chiedo, io pretendo che il tempo della paternità sia proporzionale al tempo del concepimento. Io sono contro l’aborto, sto sempre dalla parte della vita. Se una donna resta incinta, buon per lei. Basta che non mi chieda di fare il padre“.

A quanto pare Sgarbi è rimasto fedele a questo suo dictat, perfettamente applicato alle controversie col figlio. Una sorta di “viva il sesso libero e sfrenato e chissenefrega dell’eventuale creatura che ne consegue…”.

Come si sa il meglio arriva sempre per ultimo e quando gli si chiede a che punto stiano i rapporti con il figlio risponde:

“Mah. Mi pare che stia bene: non si droga, non è omosessuale”. Fate un bel respiro, contate fino a tre e sì, avete letto giusto, Sgarbi intendeva dire quello che ha detto, senza fraintendimenti e anzi aggiunge fiero:

Sono tutte e due fonti di disagio sociale. E quindi di infelicità… E io sono liberissimo di fare e di dire quello che voglio“.

Sul fatto che lui dica quello che vuole niente da dire, anche in questa intervista il diretto interessato conferma proprio di aprire la bocca rigurgitando quel che gli attraversa il cervello in quel momento, dall’altra ci permettiamo di prendere le distanze da affermazioni offensive, stupide e un tantino arcaiche che non vale nemmeno la pena di commentare.