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Sarah Scazzi, per la Cassazione mancano indizi gravi su Sabrina e Cosima

DELITTO SCAZZI – Chi e come ha ucciso la piccola Sarah il 26 agosto 2010? Con una sentenza di quaranta pagine, la Cassazione bacchetta i giudici che si occupano del delitto di Avetrana, invitandoli a chiarire tutta una serie di punti:

  • se Sabrina Misseri ha ucciso la cuginetta con la complicità del padre Michele o con quella della madre Cosima Serrano;
  • cosa fecero madre e figlia fecero dopo il delitto, visto che manca “ogni riferimento a quanto accaduto tra le 14 e le 14,42 del 26 agosto, lasso di tempo fondamentale, perché in esso si colloca la consumazione dell’omicidio”;
  • dove è avvenuto il delitto: nelle diverse ordinanze emesse a carico di Sabrina, il soffocamento di Sarah avviene ora in casa Misseri, ora nel garage, ora nella macchina di Cosima. In pratica ci sono “discrasie in ordine al luogo di consumazione del delitto, alla sua dinamica, nonché alla diversa riconducibilità soggettiva dello stesso”.
  • il ruolo di Cosima nel delitto, poichè “l’asserito contributo all’uccisione della nipote non è stato in alcun modo specificato, con intuitive carenze motivazionali in ordine al tipo di apporto, materiale o morale, fornito, e alla eventuale astratta configurabilità, in alternativa, di forme di favoreggiamento”.

Soprattutto, la Cassazione fa sapere che tenere in piedi due ordinanze di custodia cautelare (quelle del riesame del 20 giugno e del 24 agosto), oltretutto con due versioni alternative dell’esecuzione dello stesso delitto,crea un problema di tenuta logica e contrasta con uno dei principi cardini del nostro ordinamento processuale. Quello che vieta – ’ne bis in idem’ – che ci siano due processi per lo stesso reato. Si tratta di una regola che permea l’intero ordinamento giuridico e fonda il preciso divieto di reiterazione dei procedimenti e delle decisioni sull’identica ‘regiudicand’, in sintonia con le esigenze di razionalità e di funzionalità connaturate al sistema”.

Il prossimo 14 ottobre ci sarà l’udienza preliminare del processo e nel frattempo i giudici di merito devono darsi da fare per chiarire una volta per tutte i dubbi sollevati dalla Cassazione.