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Fabio Volo: “E’ arrivata l’ora di fare un figlio”

FABIO VOLO – Da qualche settimana è il personaggio del momento Fabio Volo, tornato alla ribalta con l’uscita del film Il giorno in più. Anche la vita sentimentale dell’attore scrittore sembra andare a gonfie vele accanto ad una ragazza straniera la cui identità resta un mistero. Intervistato sull’argomento dal settimanale Gioia, Fabio Volo che ha dichiarato di essere fidanzato ma di non volersi sposare ha così risposto:

A me non interessa raccontare e, se qualcuno chiede, cerco di deviare la domanda. Io quelli che sbattono la foto del figlio sulla copertina di un giornale non li ho mai capiti. Mi sembra di pesare il maiale: la foto senza bambino costa duemila euro e con il bambino cinquemila? Il bambino vale tremila euro… Io confondo le acque. Ieri ho detto in radio che aspetto un figlio. Quando sarà vero, penseranno: «Quel pirla lo dice sempre»”.

Un bambino però Fabio lo desidera davvero: “L’ho sempre voluto. (Non l’ho ancora fatto) Perché nella vita ci sono delle stagioni. (Ora sto vivendo) Una stagione di transizione. Un ciclo si chiude e se ne apre un altro. Tra poco inizierà la mia terza vita: più tempo per me, una famiglia, un figlio. Magari un lavoro nuovo… È una sensazione che ho da tempo. C’è chi costruisce il futuro in base al presente. Io faccio in modo che il futuro condizioni le scelte di oggi”.

Spiega la sua idea del futuro: “Io decido che cosa voglio essere tra dieci anni e mi regolo di conseguenza. Mi sono sempre immaginato, a un certo punto della vita, con dei figli e una casa più grande non solo per me. All’estero, possibilmente. Cerco di adeguare il mio presente a questo progetto. Che vuol dire scrivere di più e fare meno radio. O firmare un contatto per due anni invece che per sei. Ora ho un anno pieno: la promozione del libro e del film, poi il programma televisivo e un film in primavera. Ad agosto vedrò. Anche sul lavoro, voglio fare cose nuove… Come aprire una panetteria a New York. Ho già tutto in testa. Mi manca solo la possibilità di stare lì un anno. Non voglio fare venti film e venti libri e vent’anni di radio. Anche la mia vita professionale la divido in stagioni come un contadino”.