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Alena Seredova: “A volte penso: ma chi me l’ha fatto fare?”

ALENA SEREDOVA – Non è facile fare la mamma, soprattutto se devi anche lavorare. Non tutte le donne sono così sincere da ammettere le proprie difficoltà ma ora sull’esempio di Victoria Beckham , che ha dichiarato di come la stanchi il ruolo di mamma, moglie e lavoratrice, anche Alena Seredova, moglie di Gigi Buffon e mamma di due bambini piccoli racconta al settimanale Grazia di come a volte sia difficile mantenere la calma nel tuo ruolo di mamma.

«Mi innervosisco quando leggo qualche intervista di attrici o showgirl che dopo il parto dicono: “Non è cambiato niente nella mia vita. Tutto è fantastico”. Oppure: “Non faccio nessuna dieta, niente palestra: sono tornata subito in forma, ho gli addominali tonici di natura”. La donna normale, leggendo, si sente uno schifo… La verità è un’altra: alla sessantesima cacca e dopo l’ennesima notte insonne, ognuna di noi ha pensato, almeno una volta: “Ma chi me l’ha fatto fare?”».

Madre di Louis Thomas, 4 anni, e di David Lee, due, la Seredova ci tiene alle regole e alle buone abitudini, come ad esempio la cena alle 18, e la nanna alle 20:

«Così, dalle otto di sera, vivo la mia libertà con Gigi. E poi cerco di trasmettere ai miei bambini il grande insegnamento che ho ricevuto dai miei genitori: “Imparare a cavarsela da soli”. Voglio responsabilizzarli, ovviamente in base alla loro età. Quando andiamo in vacanza, Louis, 4 anni, deve scegliere i giochi da portare via. E non deve lamentarsi se ha dimenticato qualcosa. Amo molto viaggiare con loro: è il modo migliore per aprire la mente. Di solito parto con mia sorella, ma a novembre ho inaugurato una nuova formula: la vacanza con mia madre e mia suocera in Oman. Ha funzionato benissimo, anche se le nonne non parlano la stessa lingua e non si capiscono!».

La sua infanzia in Cecoslovacchia non è stata facile ma per i suoi bambini sarà diverso: «La mia infanzia non è stata facile. Il cioccolato era un lusso: il primo pezzo che mi hanno regalato l’ho tenuto in mano per così tanto tempo che alla fine si è sciolto. E i miei genitori, per comprare una macchina, dovevano mettersi in fila fin dalla notte prima, dormendo all’aperto in sacco a pelo. Mi arrabbio quando mi dicono: “Ti sei trovata un marito ricco”. Certo, sono fortunata, ma per essere qui ho dovuto iniziare a lavorare come modella a 14 anni. Ho dovuto dare, per ricevere. È facile guardare chi sta meglio di te. Ma solo se impari a vedere chi sta peggio, ti rendi conto di quello che hai. E sei più felice».