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Mauro Repetto: ecco perché ho lasciato Max Pezzali e gli 883

883 – Chi non ricorda Mauro Repetto, il biondino che ballava come un forsennato accanto a Max Pezzali mentre quest’ultimo cantava i primi grandi successi degli 883, da Nord, Sud, Ovest, Est a Hanno ucciso l’Uomo Ragno? Ebbene dopo anni di silenzio Mauro ha finalmente raccontato i motivi per cui lasciò il gruppo, deludendo migliaia di fan e lo stesso Max:

Mi sentivo inadeguato, un pesce fuor d’acqua: in realtà, le canzoni per eme erano quasi una scusa per stare insieme con il mio migliore amico; non avevo mai pensato di ritrovarmi in un “can can” che ci aveva trasformato in veri e propri idoli per migliaia di ragazzi. Mi ricordo che entrai in crisi è iniziai a chiedermi sempre più spesso: “Ma io che cosa voglio veramente dalla mia vita, dal mio futuro?”. In più, mi sentivo senza talento, e ciò accresceva la mia insoddisfazione. Non sapevo cantare, non sapevo suonare… e ballavo come un forsennato. Mi sentivo inutile, un peso pure per Max, perché quello non era più il gioco di due ragazzi e io non sapevo più chi ero veramente. Stavo impazzendo. Non [ne avevamo parlato] apertamente, ma lui aveva capito tutto. Mi consigliò anche d’imparare a suonare il basso in modo da preparare le melodie di un nuovo disco, ma fu inutile. Così, il sabato di Pasqua del 1994, dopo esserci visti a casa sua, ci fu l’addio. Ricordo che Max mi disse: “Ok Mauro, ci vediamo lunedì alle 14”. lo, abbassando gli occhi, replicai: “Max, io veramente parto per l’America. Vado a Miami”. […] Aveva capito il mio disagio. Ci mettemmo d’accordo: lasciai a Max il marchio 883 e conservai i diritti d’autore sulle canzoni pubblicate. Devo dire che ho ancora nelle orecchie le parole che mi disse mio padre la sera stessa a cena: “Sei un matto, altro che Uomo Ragno, tu hai ucciso la gallina dalle uova d’oro”. E fu inutile.

E poi, un mese fa, il grande incontro.

Per diciotto anni avevamo perso i contatti e poi, incredibilmente, ci siamo rivisti. È accaduto un mese fa… L’iniziativa è stata di Max. Aveva un impegno Parigi e ne ha approfittato per venirmi trovare a Eurodisney perché sapeva che io lavoro lì come manager, organizzando gli eventi del parco. Me lo sono ritrovato davanti davanti all’improvviso come, un turista qualunque, con lo zainetto, la moglie e il figlio al seguito, ci siamo guardati negli occhi, abbracciati forte e poi siamo scoppiati a ridere: sembrava che ci fossimo lasciati il giorno prima… Di colpo sono tornato indietro nel tempo, a Pavia, nella cantina di Max mentre provavamo a fare i cantanti, dividendo tutto, dalla passione per il cinema a quella per le moto. lo e lui al bar a raccontarci di donne, di sogni, di mille cose che dopo ci divertivamo a mettere in rima, perché, sa, malgrado per il pubblico fossi il “biondino ballerino”, in realtà le canzoni le scrivevamo insieme. Max, in questi anni, non mi è mai uscito dal cuore.