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Amy Winehouse: la seconda autopsia rivela la causa della morte

AMY WINEHOUSE – Sul povero corpo senza vita di Amy Winehouse sono state effettuate ben due autopsie prima che si potesse parlare di un risultato certo e definitivo. La prima autopsia è stata fatta dal coroner Suzanne Greenaway, considerata poi “non idonea” per l’incarico affidatole.

Il dottor Shirley Radcliffe, ritenuto invece all’altezza della situazione, ha riferito i risultati dell’ultima autopsia:

Amy Winehouse ha avuto una storia di ingestione eccessiva di alcol per alcuni anni ed era sotto la cura di un certo numero di medici. Aveva avuto un periodo di astinenza da alcool per 12-13 giorni in luglio, ma pochi giorni prima della sua morte, ricominciò a bere alcol. Le analisi tossicologiche hanno rivelato un livello di alcol comunemente associata a fatalità.

Confermata insomma la morte accidentale della cantante. La CNN aggiunge qualche dato che lascia ben poco spazio ai dubbi:

Il tasso alcolemico era 416 milligrammi per 100 millilitri di sangue. Il livello considerato letale è di 350 milligrammi per 100 millilitri di sangue, e il limite legale per guidare in Gran Bretagna è di 80 milligrammi di alcol. Il patologo non ha trovato tracce di compresse nello stomaco di Amy Winehouse e i suoi organi erano normali.

Caso chiuso, insomma. I genitori di Amy hanno anche messo in vendita la casa in cui è stata trovata morta la Winehouse (quella in cui alcuni ladri hanno rubato il suo abito da sposa a ottobre).

I Winehouses hanno deciso di mettere la casa sul mercato con grande rammarico. Amy amava quella casa, ma nessuno della famiglia si sentirebbe a suo agio a vivere lì. E non è conveniente tenerla vuota mentre si pagano le spese per la sua manutenzione. È un posto meraviglioso e sarà una casa perfetta per qualche famiglia felice.