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Boston, attentato: le testimonianze degli italiani che partecipavano alla maratona

C’erano 227 italiani tra gli iscritti alla maratona di Boston, l’evento sportivo che ieri si è trasformato in tragedia a causa dell’attentato di matrice terroristica che ha causato 3 morti (tra cui un bambino di 8 anni che attendeva al traguardo il suo papà) e decine di feriti. La Repubblica e il Corriere della Sera hanno raccolto alcune testimonianze degli italiani che hanno assistito alla carneficina:

Tite Togni, bresciana: “Sono barricata in albergo, c’è il terrore di altre esplosioni: la polizia non vuole che usciamo. Le bombe? Io sono passata in quel punto 10 minuti prima che esplodessero. Sono sotto choc… Sono salva, sono con mio figlio“.

Paolo Rossi, 48 anni, pistoiese: “Ho sentito un rumore enorme, la festa si è trasformata in terrore e non ho più pensato a finire la gara. Ma della corsa ovviamente non m’importa, sono ore che piango. Per quel che risulta a me stiamo tutti bene. Quanto agli italiani arrivati a Boston con altre agenzie, non ho elementi per dire niente di certo. Di sicuro restano il terrore e la tristezza che ho provato: era vicinissimo il traguardo e questi assassini hanno trasformato una festa in una tragedia. È scoppiato il caos. Mia figlia, che aveva scavalcato una balaustra per correre al mio fianco gli ultimi metri, ha cominciato a piangere a dirotto, ci ha raggiunto di corsa mia moglie. Tra le lacrime, non riuscivamo nemmeno a parlare. Incredibile. I soccorsi sono scattati subito e hanno isolato l’area dell’attentato. Così siamo tornati subito in albergo, dove ci troviamo ora, in attesa di notizie definitive su quello che è successo“.

Salvatore Giansiracusa, romano: “Essendo di Roma, ho pensato al colpo di cannone di Castel Sant’Angelo di mezzogiorno e mi sono detto: ‘Ma che fanno, festeggiano così?’ Il tempo di fare questo pensiero e ho sentito un altro botto. È stata una cosa  incredibile (…) persone che uscivano da un angolo, un cassonetto aperto, una ragazza caduta a terra. A quel punto sono andato via aiutando altre persone a scappare e ho capito quello che stava succedendo“.

Gabriele Rosa, allenatore: “La tensione è altissima, siamo qui in albergo in duecento tra atleti e allenatori, non sappiamo che cosa succederà. Siamo allibiti, sgomenti. L’esplosione è avvenuta a duecento metri da dove ci troviamo adesso. Nella zona c’era tantissima gente, i seggiolini, le bandierine, tutto quello che appartiene al traguardo della maratona. Adesso chissà che cosa succederà, è stato sospeso tutto, siamo chiusi in albergo, ci hanno addirittura detto di restarcene nelle camere per non creare ulteriore confusione in un momento delicato. E’ pazzesco. Siamo isolati, la polizia ha creato intorno a noi un cordone di sicurezza. Hanno bloccato tutto, anche i telefoni. Io avevo mio figlio Federico, che è nel mio staff, da un’altra parte della città, non riuscivamo a sentirci, i telefoni erano muti. Poi, per fortuna, per qualche minuto le comunicazioni sono riprese. Ci hanno detto che potrebbero esplodere altre bombe. C’è il timore di un nuovo attacco”.