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‘Dal ginecologo con gonna e autoreggenti’: l’annuncio shock dei medici della Asl

cartello ginecologo gallipoli-2

ANNUNCIO SHOCK DEI MEDICI DELLA ASL – Non si sa ancora se si tratti di uno scherzo o di una richiesta reale, fatto sta che l’annuncio apparso nello studio di ginecologia del consultorio di Gallipoli fa discutere. Un annuncio scritto a mano e che chiede a tutte le pazienti “di recarsi dal ginecologo con la gonna e le calze autoreggenti”.

L’annuncio shock è stato fotografato da una giovane paziente che ha postato la foto su Facebook scatenando subito l’inferno. Il direttore della Asl di Lecce, Vado Mellone, ha subito fatto rimuovere il cartello e si è scusato: “L’indagine – ha spiegato Mellone al Corriere del Mezzogiorno – ha consentito di accertare che è stata una dottoressa a scrivere quel messaggio in modo alquanto sbrigativo”. Il problema, a quanto pare, sta proprio nel modo. “Questo tipo di indicazioni può essere dato, al limite deve essere comunicato a voce – ha chiarito il numero uno dell’Asl salentina – Oppure, ancora, l’informazione può essere data direttamente dal ginecologo. Insomma, c’è una maniera giusta e una sbagliata di fare delle cose, e quella del cartello è la maniera sbagliata”.

L’autore del cartello, dunque, non è un uomo ma una dottoressa di 62 anni che si è subito difesa: “È semplicemente assurdo insinuare che un medico, un medico donna, di 62 anni abbia voluto lanciare un messaggio ‘erotico’, ho voluto solo velocizzare le visite e garantire la massima igiene, è per praticità”. E ancora: “Il consiglio su come vestirsi per accedere ad un ambulatorio ginecologico ha come fine – ha scritto dal suo profilo Facebook – quello di non indurre la donna ad appoggiare parti intime su una sedia pubblica senza alcuna protezione da parte dei propri indumenti. In conclusione basta un minimo di buon senso o se vogliamo di intelligenza per comprendere che con un’affluenza esistente nel Consultorio di Gallipoli, se più utenti poggiano le proprie parti intime in successione sulla stessa sedia può non essere sufficiente lo sforzo di lavare e disinfettare continuamente la stessa sedia per scongiurare la trasmissione di infezioni da una paziente all’altra”.