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Insultare la suocera? Da oggi si può, dire vipera non è reato

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INSULTARE LA SUOCERA NON E’ REATO – Una buona notizia per tutte le nuore e i generi che sono costretti a sopportare la presenza ingombrante delle suocere: da oggi, chiamare la mamma della propria compagna o del proprio compagno “vipera” non sarà considerato reato. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che con la sentenza 5227 ha annullato la condanna inflitta nel 2012 dal Tribunale di Nicosia (Enna) a Michele, giudicato colpevole per aver spiegato ai poliziotti, intervenuti per sedare la lite familiare, che la suocera era «scesa» nel suo appartamento «come una vipera, come una vipera, come una vipera!» dopo averlo sentito litigare con la moglie.

Il Tribunale, in seguito alla denuncia della “vipera Santina”, aveva giudicato colpevole Michele che era stato condannato anche al risarcimento dei danni morali. In Cassazione, però, la sentenza è stata rovesciata dopo che il difensore di Michele, l’avvocato Piergiacomo La Via – ha sostenuto la tesi della inoffensività della parola vipera, pronunciata dopo «un’aspra discussione, in un contesto litigioso ed ostile» e «comunque non indirizzata all’interessata, ma agli agenti intervenuti al fine di descrivere la scena».

«Se è vero che il reato di ingiuria si perfeziona per il sol fatto che l’offesa al decoro o all’onore della persona avvenga alla sua presenza, è altrettanto vero – scrive l’alta Corte – che non integrano la condotta di ingiuria le espressioni che si risolvano in dichiarazioni di insofferenza rispetto all’azione del soggetto nei cui confronti sono dirette e sono prive di contenuto offensivo nei riguardi dell’altrui onore e decoro, persino se formulate con terminologia scomposta ed ineducata».

Da tali premesse – conclude il verdetto – «discende che la frase sopra riportata, pronunciata dopo un contrasto che aveva determinato l’intervento delle forze dell’ordine e per descrivere, nella concitazione del momento, le modalità dell’azione di Santina, non si connota in termini di offensività idonei a giustificare l’attivazione della tutela penale».

La condanna, dunque, è stata cancellata per buona pace di tutte le nuore e i generi.