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Elio Germano: “Recitare l’Infinito di Leopardi è stata una forma di violenza”

Elio Germano si tiene sempre lontano dal gossip e quando in passato ha fatto notizia è stato per il suo impegno civico o per i premi ricevuti durante la carriera. In questo caso cadiamo nella seconda categoria: l’attore è stato uno dei più acclamati della Mostra del Cinema di Venezia per la sua interpretazione di Giacomo Leopardi. Secondo l’attore, la figura del poeta va al di là delle sue opere: “Anche se non avesse scritto niente sarebbe stato straordinario per un attore da interpretare per la sua ricchezza, la contraddittorietà: era freddo e caldissimo, timido e violento, Esplosivo. Fisicamente impossibilitato, ma con una forza vitale e un’energia enormi. Studiarlo è stato un lusso e una lezione sulla complessità: Leopardi era uno scienziato dell’anima, di tutti i meccanismi dell’essere umano. La sua immaginazione lo portava lontano, senza i limiti del suo corpo provato sarebbe volato via come una mongolfiera”.

Elio GermanoElio Germano: “Un set complicato”

Così lo descrive Elio Germano in un’intervista rilasciata a Repubblica: “Come attore ti può capitare di cadere nella storia che racconti: a un certo punto per gli abitanti di Recanati ero diventato Giacomo, con quel rapporto di canzonatura che mi ha aiutato a provare un minimo, per metafora, quel che aveva vissuto lui. Durante la scena in cui Leopardi è alla scrivania alla finestra, fuori la piazza era gremita e i turisti con la macchina fotografica si stupivano di questo tizio vestito da Leopardi che s’affacciava alla finestra. Surreale. Fai un film su un tema altissimo, poi ti ritrovi con difficoltà molto pragmatiche: fendere la folla dei turisti con il costume di scena e la gobba, recitare a voce alta per coprire il rumore del traffico”.

Un personaggio difficile che paragonato ai grandi artisti del nostro tempo si ritrova insieme a Kurt Cobain e a molti altri nomi: “Nel suo concepire il tempo non come una linea retta ma come un circuito, ci ho ritrovato Wittgenstein. E altri personaggi, tutti scomodi: Pasolini, Carmelo Bene. Come racconta il film, Leopardi era tollerato dalle persone intorno a lui, perché ciò che diceva dava fastidio a tutti”.

Elio Germano alla fine rivela il momento più duro: confrontarsi con l’Infinito, la poesia più nota di Giacomo Leopardi: “L’abbiamo provata tante volte, in luoghi e momenti diversi. Non ricordo quella che è finita nel film, meglio così. E’ stata una forma di violenza dirla, avrei voluto non venisse mai montata. Anche perché temo un po’ il coretto del pubblico che la sa a memoria”.