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16 coltellate alla fidanzata ma “nessuna mortale”: scarcerato!

Il 12 aprile, la 25enne Laura Roveri è uscita di casa per divertirsi con alcuni amici nella discoteca Victory di Vicenza. Mai avrebbe immaginato che lì avrebbe incontrato il fidanzato, il commercialista veronese 42enne Enrico Sganzerla, e che poco dopo avrebbe visto la morte in faccia.

L’uomo, folle di gelosia, l’ha invitata a uscire dal locale per parlare e quando lei si è rifiutata ha sfoderato un coltello che si era portato da casa (sì, l’aggressione era premeditata) e l’ha accoltellata in varie parti del corpo (comprese sette coltellate alla testa e una al collo, con la punta diretta verso la trachea). 16 coltellate hanno massacrato il corpo di Laura che però ce l’ha fatta, è sopravvissuta.

Dieci giorni fa, però, una prima amara sorpresa: al suo quasi-assassino avevano concesso i domiciliari dopo 2 soli mesi di carcere e 3 mesi in una clinica riabilitativa. “È accusato di tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione perché per uccidermi si era portato dietro un coltello. E dopo cinque mesi è a casa ai domiciliari in attesa del processo, bello comodo in pantofole davanti alla tivù, con la mamma che gli prepara la minestra” aveva commentato, incredula. Già perché le case di Laura e di Enrico distano solo pochi minuti l’una dall’altra.

Poi, giovedì, una coltellata ancor più dolorosa delle 16 ricevute quella sera di aprile: secondo una nuova perizia tecnica condotta dal medico legale Giampaolo Antonelli, in realtà nessuna di quelle 16 coltellate era potenzialmente mortale. “È ridicolo che ci sia un perito che dica che non ho rischiato la vita, io che ho rischiato di morire per ben due volte!” ha dichiarato sconcertata la giovane, in tribunale.

Ci dicono di denunciare gli uomini violenti e si fanno le campagne contro il femminicidio. A cosa servono prevenzione e sensibilizzazione, se poi il trattamento giudiziario che spetta a un omicida mancato è un soggiorno a casa con mamma e papà?” si è chiesta Laura, commentando gli arresti domiciliari di Enrico.

“Enrico ammette di aver sbagliato” ha voluto far sapere l’avvocato di Sganzerla “l’ha capito e sa che dovrà pagare per ciò che ha fatto. Però  il mio cliente vuole far sapere a tutti che non è un delinquente ma una persona pentita che chiede alla società una seconda possibilità, una chance per poter ricominciare e ricostruirsi una nuova vita“.

La conclusione della perizia medico-legale alla quale sono stata sottoposta è che i colpi inferti non hanno provocato il rischio di morte” ha raccontato Laura a Libero. “Ma dico, ho ricevuto quindici coltellate alla testa e agli arti superiori. Uno dei colpi, per un millimetro e otto non ha reciso la carotide. Se uno fa una cosa del genere e non attenta alla tua vita, allora domani andiamo tutti in giro a spararci, no? Poi ci tengo ad aggiungere un’altra cosa gravissima: un manipolo di psicologi dei miei stivali ha deciso che dopo cinque mesi questo soggetto si è reso pienamente conto di quello che ha fatto”.