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Pechino Express, Angelina: “Sono nata uomo ma dico ‘no’ ai Gay Pride”

A Pechino Express è la meno cattiva delle #Cattive. Stiamo parlando di Angelina, al secolo Alessandra Angeli, professione make up artist, uno dei personaggi più amati di questa edizione.

Ma forse non tutti sanno che Angelina è nata uomo, nonostante fin da piccola si sentisse in tutto e per tutto una donna. Angelina ha raccontato la sua storia a Corriere.it: “Ho iniziato a truccarmi da piccola, bagnando le punte dei Caran d’Ach acquarellabili. La mia transizione è iniziata però a 17 anni, in una città come Verona, non facile perché piccolina, ricca, molto cattolica e ideologicamente molto di destra. Se non ho avuto problemi è perché ho un carattere molto forte“.

Pechino Express è un programma che funziona, e la riprova è che non è mai stato necessario “sfruttare” la storia di Angelina per fare audience, come ci tiene a far notare la stessa concorrente: “Sono molto grata a Teodoli (direttore di Rai2) perché ha accolto la mia richiesta di non parlare nel programma della mia identità di genere. Sono una concorrente come gli altri e questo serve proprio per dare un chiaro messaggio“.

Angelina, sulla carta, non è una donna. Ma è stata proprio lei a scegliere di non cedere all’operazione che le avrebbe permesso di risultare donna anche sui documenti: “In primo luogo perché penso che l’operazione sia una cosa antica: la nostra forza è nella somma dei due elementi. Ma soprattutto penso che operarsi con la legislazione attuale voglia dire cedere a un ricatto sociale (…) Ci sono persone che si operano perché si vogliono vedere nello specchio come si sono sempre sentiti ma c’è anche chi lo fa in risposta alla forte pressione sociale insita nella legge 164 dell’82, una legge molto vecchia. Un documento dovrebbe registrare il genere a cui ambisci: dovrebbe dipendere da quello, non dal fatto che ti operi o meno“.

Angelina si schiera contro le adozioni da parte di coppie omosessuali, dichiarando che, purtroppo, l’Italia non è pronta e che i figli di una coppia gay rischierebbero prese in giro e ripercussioni nella loro vita sociale. La strada giusta? Secondo Angelina è la normalità: basta ai Gay Pride volutamente esagerati e provocatori, sì alla normalità: “Questa ricerca di etero normalità, questa volontà di essere accettati dalla Chiesa è anti progressismo: iniziamo a vivere come persone. Anche i gay pride: basta farli così, facciamo vedere che siamo persone normali, che andiamo a lavorare, che paghiamo le tasse (…). Tutta la comunità dovrebbe capire che non aiuta mostrarci in un certo modo, perché diamo alibi alla società che ci vuole schiacciare ai margini, negandoci diritti basilari“.