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Pino Daniele: l’ultima folle corsa a 280 km/h ricostruita dai carabinieri

Pino Daniele e Amanda

Pino Daniele e Amanda

Dopo i risultati dell’autopsia compiuta sul corpo di Pino Daniele, ecco emergere nuovi agghiaccianti particolari sulla morte del cantante napoletano.

Secondo i carabinieri di Orbetello che stanno indagando sui fatti di quella notte tra i 4 e il 5 gennaio 2015 (i pm di Roma hanno aperto un’inchiesta per omicidio colposo), quando Pino Daniele è stato colto dal malore sono stati subito chiamati i soccorsi. L’ambulanza, giunta a Magliano in 16 minuti, si è persa e ha chiamato il numero che aveva richiesto i soccorsi per chiedere indicazioni. La persona che ha risposto al telefono, presumibilmente la compagna del cantante, la 50enne Amanda Bonini, ha detto però che non c’era più bisogno del loro intervento: il paziente era stato portato a Roma.

Già perché Pino Daniele è stato portato a Roma a bordo del suo SUV. Che la decisione di intraprendere il viaggio in macchina sia stata proprio del cantante (come continua a ripetere la compagna, sostenendo che al momento della partenza Pino fosse cosciente) o di Amanda (come sostiene la seconda moglie del cantante, Fabiola Sciabbarasi, convinta che l’ex marito sia stato caricato in auto già senza sensi), non è ancora stato appurato.

Quello che è certo, grazie ai dati forniti dai caselli autostradali, è che quella verso il Sant’Eugenio di Roma è stata una corsa folle. L’auto, partita dalla villetta verso le 21.10, è entrata alle 21.55 al casello di Civitavecchia per uscire alle 22.10 al casello di Roma, compiendo dunque il tragitto di 70km a una media di 280km/h.

Una corsa folle, disperata, condotta da una donna forse consapevole che la decisione presa (da lei o da chiunque altro) era stata fatale all’uomo che amava. “Quando è arrivato nel nostro ospedale la situazione era talmente grave che subito è stato sottoposto a rianimazione cardiorespiratoria – ha dichiarato Carlo Saitto, direttore generale Asl Roma C Sant’Eugenio – purtroppo però dopo pochi minuti si è constatato il decesso“.

“Questa morte non ha nulla di normale, compresi il doppio funerale e il permesso per riaprire la bara dopo le esequie – ha dichiarato l’ex moglie – Forse è la vita che non è normale, sapevamo tutti con quale spada di Damocle sulla testa convivesse mio marito, ma la “signora”, che era sola in macchina con lui e guidava, dica tutto quello che sa. Voglio la verità sulla morte di mio marito per i miei figli e per gli altri suoi figli“.