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Greta e Vanessa: “Torneremo in Siria”

image1Greta e Vanessa sono state rapite il 31 luglio 2014 ad Aleppo dagli jihadisti del Fronte al Nusra e liberate il 15 gennaio 2015, scatenando reazioni contrastanti nei loro connazionali (c’era chi gioia per la loro liberazione e chi sosteneva che non valesse la pena usare soldi pagati dalle tasse dei cittadini per finanziare i terroristi e liberare due ragazze che “se l’erano cercata”).

Da allora le due ragazze si sono chiuse in un rigoroso silenzio stampa, protette dall’abbraccio delle rispettive famiglie. Oggi però, Vanessa Marzullo rompe il silenzio sfogandosi sulle pagine di Repubblica e raccontando dei 68 giorni di silenzio e isolamento appena trascorsi, lontane dalle telecamere e dalle critiche: “Ne avevamo bisogno noi e chi ci è stato e ci sta vicino. In questi due mesi è come se mi fossi riparata dentro un guscio: da una parte è stato istinto di autoprotezione. Dall’altra anche un po’ di vergogna“.

No, Vanessa e Greta non si vergognano di essere partite per la Siria, tant’è che entrambe vogliono tornarci quanto prima.

Vergogna non come la intendono tutti quelli che ci hanno buttato addosso palate di fango, gratuito e stupido – ha raccontato Vanessa – L’effetto di quel fango sta passando. Te lo togli via perché sai che è fango strumentale, nato più che altro da beghe politiche. La vergogna che intendo è un’altra. È andare in giro e vedere che uno ti guarda in faccia con l’aria di chi pensa: “Eccola, adesso è qua. Beata e tranquilla. Ma se non c’era lo Stato che pagava… Se non c’eravamo noi cittadini che pagavamo…”. È una sensazione difficile da spiegare“.