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I 5 più grandi rimpianti delle persone prima di morire

letto-di-morte-250914_238x238Non c’è nulla di scientifico ma c’è tanta esperienza nel libro “I 5 rimpianti delle persone in fin di vita” di Bronnie Ware. Bronnie è un’infermiera e ha passato gran parte della sua vita ad accudire persone in fin di vita che, sul letto di morte, le hanno raccontato quale fosse il loro più grande rimpianto.

La donna ha raccolto le confessioni di tutti i suoi pazienti e le ha riorganizzate e catalogate in modo da creare 5 macro categorie.

Il rimpianto più comune in assoluto? Non aver avuto il coraggio di vivere la propria vita come volevamo, scegliendo quella che gli altri volevano per noi. Se state leggendo questo articolo (e siete quindi presumibilmente vivi) siete ancora in tempo a recuperare: siete sicuri che le scelte che fate ogni giorno siano davvero frutto della vostra volontà?

Il secondo rimpianto più grande, quando guardiamo in faccia la morte, è aver dedicato troppo tempo al lavoro. Il che, in alcuni casi, non è affatto una necessità. Secondo l’infermiera, questo è il rimpianto più comune tra gli uomini, che si rendono conto troppo tardi di non aver dedicato abbastanza tempo alla famiglia e di non essersi goduti l’infanzia dei loro figli, presi com’erano dalla carriera.

L’ultimo posto sul podio dei rimpianti più frequenti tra le persone in fin di vita spetta quello di non aver espresso abbastanza i propri sentimenti. Siamo davvero sicuri che quel “ti amo” e quei “ti voglio bene” siano scontati?

Un quarto posto inaspettato per il rimpianto di non essere rimasti in contatto con i propri amici. Perché di loro ci ricordiamo solo nel momento del bisogno, spesso e volentieri.

L’ultimo grande rimpianto di chi giace su un letto di morte è di non aver cercato la felicità. Già perché la felicità è un lusso che ci dobbiamo concedere, un lusso che spesso è a portata di mano ma che ci fa tanta, tanta paura. Perché per essere felici dobbiamo fare un salto nel buio, abbandonare la vecchia via per la nuova, e non tutti abbiamo il coraggio di farlo, preferendo cullarci nella nostra normalità, dicendoci di essere già felici e mentendo, sapendo di mentire.