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Fabrizio Corona, ecco la sentenza: lacrime in aula

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E’ arrivata la sentenza contro Fabrizio Corona, arrestato lo scorso ottobre dopo il ritrovamento di un milione e settecentomila euro, quasi tutti in banconote da 500 nell’abitazione della sua assitente Francesca Persi e di altri ottocentomila euro, in tagli più piccoli. Il tribunale ha condannato ad un anno Fabrizio Corona e a tre mesi la sua collaboratrice Francesca Persi. Su Instagram Stories, tra le lacrime, l’amico Gabriele Parpiglia ha dichiarato: “Sono contento di essermi sbagliato, la giustizia esiste. E’ stato assolto”. Come riferisce l’Ansa, alla lettura della sentenza, Corona battendo i pugni sul tavolo ha detto: “sì, giustizia è fatta”.

FABRIZIO CORONA, LA SENTENZA

Prima che il tribunale si ritirasse in camera di consiglio, come si legge sull’edizione online de Il Giornale, Fabrizio Corona si è difeso così:

“Non voglio apparire arrogante ma quello che ho vissuto è la messa in scena dell’assurdo. Molto rumore per nulla – ha detto Corona ai giudici – l’accusa ha chiamato a testimoniare più di quaranta testimoni che hanno smentito totalmente quanto detto durante le indagini, il PM non ha portato nessun elemento e nessuna prova come se non ce ne fosse bisogno, bastava l’accusa è il mio nome, Corona. L’analisi delle mie società Fenice e Atena è stato l’analisi dei conti. La procura ha sostenuto di avermi sequestrato due milioni e seicentomila euro provenienti dalla mafia, ma il pentito non era Buscetta era Geraldine Daú. Non esiste un fumus persecutionis nei mie confronti? Ho subito più di cinquanta processi, mi hanno dato la sorveglianza personale, mi hanno dato sei anni per una bancarotta, cinque anni per una vendita di fotografie con la parte offesa che sosteneva di non avere mai subito una estorsione, più di tre mesi di carcere preventivo. Ogni volta che si parla di me è tutto sproporzionato. Metà della questura lavorava su di me. I carabinieri mi controllavano ogni volta in ogni provincia, cercando il minimo pretesto per mandarmi in carcere e avere il minuto di celebrità che tutti cercano con me. Avevo soldi nel controsoffitto, si è vero. Erano miei, li avevo guadagnati con la società Fenice. Forse è un reato, ma non è quello che mi contestano. I soldi in Austria li ho portati perché avevo paura del fisco. Il PM fa solo supposizioni. Se volevo fare sparire i soldi perché non li ho portati nei paradisi fiscali? Non li avrebbe trovati nessuno, e nel mio ambiente lo fanno tutti. Bastava aspettare la scadenza fiscale di Atena e vedere cosa facevo dei soldi in Austria, se li dichiaravo o li facevo sparire. Invece in due mesi di intercettazioni e pedinamenti hanno potuto scoprire solo quanto lavoravo. Ma loro non hanno accettato la mia uscita dal carcere perché sono un buffone, un pagliaccio e devo marcire in carcere. Ho affrontato tutto di petto combattendo senza mai mollare”.

Corona ha poi letto una lettera ai giudici citando Platone:

“Io mi ero ritrovato, poi sono stato sfortunato anche se ero una brava persona. Vi ringrazio di avere sopportato le mie intemperanze. Vi chiedo oggi: datemi ciò che è giusto. Non si possono rischiare sette anni di vita per una interpretazione della legge. Contro di me non c e nessuna prova, come se mi avessero voluto disegnare un abito su misura. Il cumulo di pena supererebbe i ventuno anni di galera. Io sono stanco e ho paura, non per me ma per mio figlio. Ho questa piccola famiglia che mi aspetta. Dei soldi non mi interessa. Voglio credere negli uomini della legge. Sono sempre stato un casinista ma non sono un criminale abituale”.

Ieri sera, invece, il giornalista e amico di Fabrizio Corona, Gabriele Parpiglia, su Instagram, si è lasciato andare ad una toccante riflessione:

“Poco fa uno dei miei migliori amici ❤️mi ha scritto un messaggio ‘Ca**o, alla fine @fabriziocoronareal pagherà sempre lui per tutti. E fuori c’è lo schifo intorno a noi’. 😥
Passo indietro. Vedete questa merendina. È una semplice merendina di quelle che abbiamo divorato a scuola, di quelle che erano il simbolo della libertà ovvero la sacra ricreazione. Avrei giurato che questa merendina, che conservo in frigo da mesi, anche se scaduta… l’avrei strappata e mangiata a metà con Fabri quando lo avrebbero liberato. Questa merendina me l’ha data lui quando sono andato a trovarlo in carcere. Ebbene sì. (Ricordate i discorsi sui pezzi privati di vita). Sorrideva Fabri. ‘Parpi, colazione extra lusso: merendina e caffè fatto da me con la macchinetta vecchio stampo’. Così mi ha accolto. Il caffè l’ho bevuto, la merendina no. ‘La mangiamo insieme quando esci, prometti!’. Promesso. Ci siamo detti… Domani alle ore 11.00 in aula del tribunale di Milano si deciderà ancora una volta il futuro di Fabrizio. Ho uno strano presentimento. L’accusa ha chiesto 5 anni, la difesa si è difesa bene ma 5 anni sono tanti. E stasera, alla luce di mie considerazioni, ho un brutto sentore. In giro, nel mio mondo, c’è davvero di peggio. Credetemi gente che rispetto a Fabrizio meriterebbe una cella chiusa senza chiave. E chi vive il mio mondo, lo sa. Evitate di scrivermi che è un: delinquente, buffone, che ha sbagliato, che ha avuto una 2 possibilità,eccetera. SO GIA’ TUTTO. GRAZIE. E lo sa anche lui. Grazie. Però se avete davvero tempo da perdere, senza basarvi sul pensiero del comune sentire, leggetevi le carte del processo, dell’accusa e della difesa e allora credetemi che poi la penserete come me. L’ultima parola ancora non è detta. Dentro di me ci credo anzi lo spero e spero di spezzare questa merendina insieme con te. Come fanno i calciatori quando vincono qualcosa di importante. Loro si spruzzano con lo champagne. Noi merendina e caffè❤️. Pacche sulle spalle e sorrisi e poi le risate, quelle che mi mancano da morire. Stanotte prego per te. Notte amico mio. A domani. Verrò con la merendina e la speranza di sbagliarmi. Ca**o come vorrei sbagliarmi”.