Pechino Express, gli Antipodi: ecco cosa faranno ora Pinna e Roberto

Copia di Senza titoloAndrea Pinna e Roberto Bertolini, ovvero gli #Antipodi, hanno vinto Pechino Express 2015. Un successo che entrambi non si sarebbero mai aspettati: «Ero convinto al 100% di non aver vinto e credevo che saremmo usciti alla prima puntata» ha confessato il blogger a Vanity Fair, «È stata un’emozione indescrivibile. Io poi sono molto sensibile e mi sono commosso rivedendo i momenti più belli della nostra avventura insieme» ha aggiunto il personal trainer.

Il motivo dei loro continui litigi? Roberto ne è certo: «Eravamo l’unica coppia che aveva delle dinamiche forti da prima di partire. Fariba e Giulia anche, ma una era subordinata all’altra. Eravamo due persone che si conoscevano in un contesto al limite. Poi è ovvio che era tutto abbastanza estremo: 24 ore non le avrei sopportate con il mio fidanzato, figuriamoci con Andrea».

Entrambi hanno eletto l’esilarante prova dei 7 mostri (video) come la più disgustosa di tutte: «Le nostre erano davvero urla di disperazione – assicura Pinna – Sapevo della fobia dei serpenti di Roberto, così come io ho quella dei topi: il pensiero di sfiorarne uno mi paralizzava, ma per fortuna è andata bene».

Molto criticato sul web per aver rifiutato l’ospitalità di un uomo durante una tappa, Pinna ha voluto chiarire le cose: «Pechino è una gara che viviamo con molto impegno. Se non dormo e riposo la notte, l’indomani non avrei carburato e sarei uscito. Per questo era fondamentale avere un letto e del cibo: non era per fare gli snob, ma era una necessità. Quella casa aveva solo due pareti ed era all’aperto: non potevo dormire in inverno fuori. Il padrone era un vero angelo, ma ho dovuto dire di no. Anche perché poi mi è venuta la febbre a 41».

Il futuro di Pinna e Roberto? Se il primo non sogna di diventare a tutti i costi un personaggio televisivo («Se dolesse capitare, volentieri. Ma non voglio fare la tv a tutti i costi: è un mezzo che deve essere preso con molta coscienza»), il secondo giura di non aver avuto un boom di clienti in palestra («Pechino può dare visibilità, ma è molto relativo per chi pratica un lavoro normale come il mio»).