La favola di Natale da leggere stasera ai vostri bambini: “Gnometta e il Pupazzo di Neve”

Winter-Snowman-2560x1600Guarda fuori dalla tua finestra in uno di quei bei giorni di sole che ti permettono di vedere, laggiù in fondo, persino le montagne. Lo vedi quel monte verdeggiante, sulla destra? Ecco, dietro a quella montagna c’è un grande bosco. Proprio in mezzo a quello splendido bosco visse (e forse vive ancora) una piccola famiglia di gnomi.
Mamma Gnoma e Papà Gnomo avevano costruito con le loro piccole manine una casetta intagliata nel tronco di una vecchia quercia: quando la porticina e la finestra erano chiuse nessuno avrebbe detto che dentro a quel grosso albero vivesse qualcuno. Nella graziosa dimora viveva, oltre a Mamma Gnoma e Papà Gnomo, anche la piccola Gnometta.

Gnometta era bella come il sole e bionda come il miele. Portava sempre un cappello a punta con un piccolo sonaglio, una mantellina gialla cucita con amore da Mamma Gnoma e un paio di zoccoletti di legno costruiti da Papà Gnomo.

Anche se la sua stanzetta era piena zeppa di giocattoli e pupazzi colorati, in inverno Gnometta si annoiava: fuori faceva tanto freddo, nevicava e i suoi amici, gli animaletti del bosco, andavano tutti in letargo. Perfino Riccio Capriccio e Tasso il Gradasso non ne volevano proprio sapere di uscire dalle loro tane.

Una Vigilia di Natale di qualche tempo fa, faceva talmente freddo che quando Gnometta si svegliò trovò la finestrella della sua cameretta tutta ghiacciata. Per riscaldarsi un po’ si fece fare una bella cioccolata calda da Mamma Gnoma e, indossati cappellino, guanti e sciarpa, uscì di buon’ora per andare a giocare nel bosco.
Fuori c’era un’aria frizzantina che profumava di buono e Gnometta decise di costruire un buffo pupazzo di neve davanti a casa così Papà Gnomo, tornando dal lavoro quella sera, poteva farsi una bella risata. Gnometta si mise subito all’opera: una grossa palla di neve per fare il corpo, una più piccola per la testa, due rametti per le braccia, due tappi di sughero per le orecchie, una bacca rossa per il naso e due bottoni per gli occhi.

«È proprio bello!» esclamò Gnometta rimirando estasiata il suo capolavoro.
Infreddolita e un po’ stanca, Gnometta rientrò in casa e aiutò Mamma Gnoma a preparare i biscotti. Dopo aver fatto i compiti (eh sì, anche i piccoli gnomi vanno a scuola!) decise di andare a controllare il suo pupazzo di neve.
Piazzatasi davanti al pupazzo però, Gnometta si rese conto che qualcosa non andava.

«Ma tu non eri laggiù, accanto a quel cespuglio di more?» disse rivolta al pupazzo di neve «Cosa ci fai lì, vicino alla porta di casa?» Con grande sorpresa di Gnometta, il pupazzo di neve batté gli occhi, girò la testa verso di lei e con uno dei rametti che aveva al posto della dita indicò lo spazio vuoto sotto al suo naso.

«Che cosa cerchi di dirmi pupazzo di neve? Come posso aiutarti?» chiese Gnometta avvicinandosi con cautela al suo nuovo amico. Il pupazzo di neve non rispose ma continuò a indicarsi la faccia con insistenza.

«La bocca! Ti manca la bocca per parlare!» s’illuminò Gnometta. Il pupazzo di neve annuì e Gnometta si mise subito all’opera per cercare una bocca adatta al suo amico di neve. Un rametto un po’ ricurvo attirò subito la sua attenzione: Gnometta lo sistemò sotto al naso del pupazzo di neve che le regalò subito un bel sorriso.

«Grazie Gnometta, finalmente posso parlare!» disse il pupazzo di neve, colmo di gratitudine.
«È stato un piacere, pupazzo di neve» gli rispose Gnometta. «Ora mi spieghi come mai non sei più accanto al cespuglio di more? Dove te ne stavi andando?»
«Volevo avvicinarmi alla finestra della tua cameretta per chiamarti: avevo bisogno di te. Solo quando sono arrivato sotto alla finestrella mi sono accorto che non avevo una bocca e così non sono riuscito ad attirare la tua attenzione e ho deciso di aspettare qui il tuo ritorno».
«Mi dispiace, sono stata proprio sbadata» si scusò Gnometta «ma ora sono qui: come posso aiutarti?».
«Mi sento un po’ solo… » rispose il pupazzo di neve, triste triste.
«Ti tengo compagnia io!» esclamò Gnometta, saltellando felice intorno all’amichetto.
«Grazie Gnometta, sei molto gentile e apprezzo la tua offerta ma questa sera, quando calerà il sole e comincerà a fare tanto freddo, tu rientrerai in casa e passerai la Vigilia di Natale insieme a Mamma Gnoma e Papà Gnomo, mentre io rimarrò solo».
«Entra anche tu! Passa la Vigilia di Natale con noi» propose Gnometta «ci saranno tanti regali da aprire, biscotti da mangiare, canzoncine da cantare, sarà divertente vedrai».
«Mi piacerebbe ma non posso, amica mia. Se entrassi nella tua bella casetta calda con il camino acceso mi scioglierei e di me rimarrebbe solo una grossa pozza d’acqua!» osservò tristemente il pupazzo di neve.
«Ho trovato» esclamò tutto d’un tratto Gnometta «so io cosa ti serve per essere veramente felice: una famiglia tutta tua!».

L’idea piacque molto al pupazzo di neve e Gnometta si mise all’opera, decisa a creare, entro sera, i più bei Mamma Pupazzo e Papà Pupazzo che si fossero mai visti.

Poco prima di cena, Papà Gnomo tornò a casa e trovò la sua piccolina sul vialetto, intenta a costruire due grossi pupazzi di neve accanto a un simpatico pupazzo con una bacca al posto del naso.
«Ciao Gnometta. Perché non rientri in casa con me e Mamma Gnoma?» chiese Papà Gnomo. «Tra poco sarà pronta la cena e ci sono tanti regali da scartare e canzoncine da cantare. Sarà una bellissima Vigilia di Natale!».
«Non posso Papà Gnomo» rispose Gnometta, senza smettere di appallottolare la neve per creare la testa di Mamma Pupazzo. «Devo costruire una famiglia per il mio nuovo amico, non voglio che rimanga solo la notte di Natale».
«Brava la mia Gnometta» esclamò orgoglioso Papà Gnomo, dandole un bacio sulle guanciotte arrossate.
Papà Gnomo rientrò in casa e Gnometta, rimasta di nuovo sola, finì di costruire la testa di Mamma Pupazzo. Tentando di sistemare il testone sul grosso corpo, però, Gnometta si rese conto di essere troppo piccolina per farcela da sola.

«Gnometta non ce la farai mai. Si sta facendo buio e fa davvero freddo» le disse il pupazzo di neve «non ti preoccupare, hai già fatto tanto per me oggi. Rientra in casa, raggiungi i tuoi genitori e passa una splendida Vigilia di Natale. Se tardi ancora la cena si fredderà, i biscotti diventeranno duri e i tuoi regali rimarranno incartati sotto l’Albero».
«Non importa, amico mio» rispose Gnometta. «La famiglia è molto più importante di qualsiasi regalo e io non mi fermerò finché non te ne avrò data una».

Con l’aiuto dello sgabello di legno che usava Mamma Gnoma per coltivare l’orto, Gnometta riuscì a sistemare il testone di Mamma Pupazzo sul suo corpo rotondo e cominciò con gli ultimi ritocchi.

Tutto d’un tratto, Gnometta venne distratta da un buon profumo di biscotti e cioccolata. Alzando lo sguardo, Gnometta si ritrovò davanti Mamma Gnoma e Papà Gnomo, tutti imbacuccati e sorridenti.
«Papà Gnomo e io abbiamo deciso di darti una mano: non puoi fare tutto da sola piccolina mia» disse dolcemente Mamma Gnoma, porgendo a Gnometta un biscotto caldo e una tazza di cioccolata «in tre faremo prima!».

Gnometta accettò volentieri l’aiuto di mamma e papà: in loro compagnia, anche un compito importante e difficile come quello divenne presto divertente e appassionante. Mentre Papà Gnomo finiva di costruire anche il secondo pupazzo, Mamma Gnoma trovava caldi cappelli e sciarpe colorate da mettere al collo dei tre pupazzi. Gnometta, nel frattempo, ricordando il piccolo guaio combinato nel pomeriggio, si preoccupava di fornire a Mamma Pupazzo e Papà Pupazzo due bellissime bocche sorridenti fatte di rametti intrecciati.

«Ecco qua, Pupazzo di Neve. Ti presento la tua mamma e il tuo papà» annunciò orgogliosa Gnometta dopo aver fatto gli ultimi ritocchi. Ed ecco che anche Mamma Pupazzo e Papà Pupazzo presero magicamente vita sotto lo sguardo stanco ma soddisfatto della famigliola di gnomi.
«Ti sarò per sempre grato Gnometta» sussurrò il pupazzo di neve «e ora entra in casa al calduccio e passa una bellissima Vigilia di Natale: te la sei meritata! Addio, amica mia».

I tre pupazzi di neve, tenendosi per mano, si inoltrarono ridendo e chiacchierando nel bosco e Gnometta, felice, poté finalmente rientrare in casa con Mamma Gnoma e Papà Gnomo, sicura che quella sarebbe la più bella Vigilia di Natale della sua vita.

di Simona Redana