depositphotosgas-esilarante_s-e1462382206365All’estero si utilizza da tempo ma in Italia è l’Istituto Clinico Città di Brescia ad aver sperimentato per primo il protossido di azoto (noto come «gas esilarante») come analgesico inalatorio durante un parto.

La 38enne Floriana, mamma da 20 giorni, ha raccontato la sua esperienza a Vanity Fair: «Ha presente come ci si sente dopo un paio di bicchieri di vino? Lucidi, ma rilassati e sereni».

«Non l’avevo programmato prima. Sapevo cosa fosse perché lo vedevo nelle trasmissioni americane sul parto, ma non ci avevo mai pensato troppo. Però, adesso che l’ho provato, lo consiglierei a tutte» ha detto Floriana, che racconta il suo travaglio di 12 ore. «Ho rotto il sacco in anticipo di un mese, poi ho iniziato con le contrazioni. Quando la dilatazione è arrivata a 2,3 centimetri, mi hanno dato una mascherina collegata con una bombola. Il flusso del gas si attiva solo quando si inspira, poi si blocca: potevo decidere io quando azionare la valvola. L’effetto dura solo mentre si inala il gas, poi svanisce. Ma, per capirci meglio, se prima il dolore raggiungeva la soglia di 8 su 10, con il protossido si riduceva a 4».

Il gas l’ha aiutata per almeno un’ora e mezza, anche se poi è entrata in scena la classica anestesia peridurale, più efficace quando il “gioco si fa duro”.

«Non so davvero come avrei fatto senza. Non è che il gas tolga completamente il dolore, ma lo fa percepire meno e permette di godersi davvero il momento» ha detto entusiasta la neo-mamma.