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Il mondo del base jumping (la pratica sportiva in cui ci si getta nel vuoto con una tuta alare schivando rocce e ostacoli a circa 250 km orari) aveva appena detto addio a Uli Emanuele, ed è già ora di piangere un altro giovane, l’italo-norvegese Alexander Polli.

Alex è morto a Chamonix, Francia, schiantandosi in volo contro un albero. Alex era diventato famoso tre anni fa quando riuscì a centrare in volo la fessura della Roca Forada uno stretto foro triangolare a 1.200 metri di quota nel Montserrat (Spagna). Tra gli altri sport che praticava para-alpinismo, free snowboarding, kitesurfing e drift diving.

«Vivo solo il presente, non mi trascino dietro nulla del passato, non ho l’ossessione del futuro. Resto con i sensi “divaricati” fino a quando non mi addormento, grato per quello che mi è accaduto in ogni singola giornata» aveva dichiarato Alex a Vanity Fair nel 2014.

«Il pericolo non è il mio mestiere. Non sono un esibizionista – aveva spiegato – Ma per sentirmi bene ho bisogno di un orizzonte libero. Non punto a un record, all’impresa: i miei sono salti di creatività».

Alex descriveva il fatto di buttarsi nei burroni con una tuta alare come «un rischio calcolato. Quando prendi confidenza con la tuta ti rendi conto che puoi goderti il volo, manovrare con serenità, e fluttui tra gli alberi».