419872_475458955806249_1472557629_n-kh7e-u10901259332523lwd-1024x576lastampa-itValentina Milluzzo, impiegata di banca, aveva solo 32 anni quando è rimasta incinta, grazie alla procreazione assistita, di due gemellini. Aveva solo 32 anni quando, il 29 settembre, si è recata all’ospedale Cannizzaro di Catania a causa di una dilatazione precoce dell’utero. Aveva solo 32 anni quando, dopo 15 giorni di ricovero, le hanno detto che stava avendo un aborto spontaneo. Aveva solo 32 anni quando il medico Francesco Castro, obiettore di coscienza, si è rifiutato di estrarre i due feti perché il cuore ancora batteva. Aveva 32 anni quando, ormai troppo tardi, ha dovuto partorire due bambini morti, tra dolori lancinanti e un cuore spezzato. Aveva solo 32 anni quando, domenica 16 ottobre, ha raggiunto i suoi bambini rinunciando alla vita.

Una morte tragica ed evitabile. Un dolore immenso anche per la famiglia della futura mamma, che dovrà aspettare l’autopsia prima di procedere con le esequie, come richiesto dal procuratore Carmelo Zuccaro che ha disposto il trasferimento della salma in obitorio e il sequestro della cartella clinica.

Salvatore Catania Milluzzo, avvocato della famiglia di Valentina, ha presentato una denuncia alla Procura di Catania contro il personale di servizio dell’ospedale, raccontando l’accaduto: «La signora al quinto mese di gravidanza era stata ricoverata il 29 settembre per una dilatazione dell’utero anticipata. Per 15 giorni va tutto bene. Dal 15 ottobre mattina la situazione precipita. Ha la febbre alta che è curata con antipiretico. Ha dei collassi e dolori lancinanti. Lei ha la temperatura corporea a 34 gradi e la pressione arteriosa bassa. Dai controlli emerge che uno dei feti respira male e che bisognerebbe intervenire, ma il medico di turno, mi dicono i familiari presenti, si sarebbe rifiutato perché obiettore: ‘fino a che è vivo io non intervengo’, avrebbe detto loro. Quando il cuore cessa di battere viene estratto il feto e mostrato morto ai familiari. Due di loro possono avvicinare la donna che urla dal dolore e grida continuamente aiuto. Viene eseguita una seconda ecografia e anche il secondo feto mostra difficoltà respiratorie. Pure in quel caso il medico avrebbe ribadito che lo avrebbe fatto espellere soltanto dopo che il cuore avesse cessato di battere perché lui era obiettore di coscienza».

Questa volta il secondo feto non viene nemmeno mostrato ai familiari di Valentina che si sentono dire che «le condizioni della donna sono gravissime perché la sepsi si è estesa, con una setticemia diffusa». Riescono a vederla solo brevemente nel reparto di rianimazione con dei cerotti sulle palpebre che le chiudono gli occhi. Quella è l’ultima volta che vedono Valentina viva. La mattina dopo, Valentina non c’è più.