Si è trasferito in pianta stabile a Los Angeles, con gran dispiacere dei suo fan. Ma Tiziano Ferro continua a “pensare italiano” e non ha nessuna intenzione di abbandonare il suo amato pubblico. La decisione di trasferirsi è stata dettata da altre cause, come ha raccontato il cantante a Tv, Sorrisi e Canzoni:

Ho sempre vissuto in viaggio. È stata una costante della mia vita: a 20 anni, da Latina, me ne vado a Roma, poi in Messico, poi l’Inghilterra, Milano… Tre anni fa il mio arrangiatore Michele Canova si trasferisce a Los Angeles… Io ci ho messo del tempo a smettere di avere paura dell’America. Ho scelto la California perché ha questo atteggiamento di sorriso, di felicità, di accoglienza perenne, anche se, sotto sotto, non è proprio così. All’inizio non riuscivo a capire questo luogo. Poi ho trovato la chiave: avere degli amici lì. Los Angeles non è una città: è uno stato mentale dove la giornata inizia alle 5 di mattina, perché non si può perdere nemmeno un minuto di sole. Per stare a Los Angeles devi essere un po’ “risolto”. Perché quando ti senti solo lì, in Italia ormai è talmente notte che non hai modo di sentire nessuno.

E’ qui che è nato il suo nuovo album Il mestiere della vita:

Questo disco è l’inizio del secondo capitolo della mia carriera. Con i dischi precedenti ho detto tutto di una fase della mia vita che è terminata, la fase implosiva, introversa. Anche se il cambiamento e l’apertura di questo secondo capitolo hanno senso proprio nel rispetto del primo capitolo. Quindi non c’è discontinuità. Non è un cambio traumatico. Si può chiamare “maturità”, “avvicinarsi ai 40 anni”, “serenità”, “liberazione”, “senso di equilibrio”, “minor estremismo nei confronti delle scelte”, “minor autoflagellazione e maggior autostima”: con questo album riparto. Mi ero fermato, mi sono riavvicinato agli affetti, sono uscito da una relazione che non è finita benissimo, ma che comunque mi ha fatto davvero capire che cosa voglio dalla vita. E ricomincio dal viaggio. Un viaggio diverso, meno estremo. Non faccio le valigie sbattendo la porta per non tornare più, come facevo prima.

Un gesto, quello di andarsene e fuggire dalla propria vita, che in passato ha fatto molto soffrire i suoi genitori:

 Ero un ragazzo casalingo. Poi tutto a un tratto i miei non mi hanno più visto. Senza volerlo, sono stato spietato nei loro confronti. Li ho obbligati alla mia assenza per lunghi periodi e questo li faceva soffrire. Non li ho fatti soffrire da adolescente perché andavo bene a scuola, ero perfetto, non ho mai fumato una sigaretta, non mi sono mai drogato. Poi, però, ho creato questa “anoressia emotiva”: togliere, togliere, togliere. Forse volevo sentirmi desiderato, non so. 

Bisogna anche dire che i genitori di Tiziano Ferro non hanno creduto in lui fino alla pubblicazione del suo primo album nel 2001:

Hanno un po’ sottovalutato questa passione. Poi il primo sospetto ce l’ha avuto mio padre quando gli ho fatto firmare la liberatoria a 17 anni per andare all’Accademia di Sanremo. Quando ascoltarono il mio primo disco, erano scioccati. Io ero chiuso, non parlavo mai, non sapevano nulla di me. Ricordo le loro facce sconvolte. Si sono chiesti: “Ma da dove escono queste canzoni? Questo non ci dice manco ciao… Abbiamo un marziano in casa…”. In 15 anni, li ho stremati emotivamente!