Vanity Fair e le scuse per il post della bufera: “Siamo degli imbecilli”

Questa settimana per l’apertura della nostra pagina Facebook vi chiediamo di scegliere tra una tragica immagine della fuga da Aleppo e uno splendido scatto del monte Cervino. Quale pensate sia la fotografia più giusta per accompagnarci nella settimana di Natale 2016? Ditecelo con un LIKE sull’immagine che preferite” si leggeva ieri sulla pagina Facebook di Vanity Fair. Sotto, le due foto tra cui scegliere. In quella di Aleppo, la disperazione di due padri che tengono tra le braccia i loro neonati feriti, o forse addirittura morti.

Immediata la reazione del lettori: “Trovo aberrante il quesito. Mi avete convinta a togliere la sottoscrizione e a non acquistarvi più“, “L’ideatore di questo post dovrebbe vergognarsi, il quesito è agghiacciante“, “Siete consapevoli che questa bella trovata pubblicitaria dimezzerà i vostri lettori?“, “Avete considerato quei bambini feriti oggetti da copertina“, “Come cavolo si fa a paragonare l’atrocità che sta accadendo ad Aleppo con l’immagine del Cervino?“.

Se in un primo momento la rivista ha deciso di rispondere alle critiche con un breve commento (“Ci scusiamo con chi ha trovato l’accostamento offensivo. E’ stato fatto completamente in buona fede. Valeva la pena pensarci di più“) dopo qualche ora il direttore del giornale ha deciso di intervenire personalmente in un nuovo post.

Care lettrici, cari lettori,
stasera abbiamo pubblicato un post di rara indelicatezza: https://www.facebook.com/vanityfairitalia/posts/1325610444125873.
Potrei dirvi che è stato fatto in buona fede, e sarebbe la verità: che interesse avremmo, secondo voi, a metterci alla gogna così? Ma la buona fede non equivale al tasto rewind.
Potrei farlo togliere, come alcuni di voi chiedono. Ma ritengo che sarebbe scorretto. Delle cose fatte bisogna rispondere, non metterle sotto il tappeto.
Non era nostro intento offendere nessuno, e speriamo di essere giudicati dal lavoro che facciamo ogni giorno, non solo da questo momento di imbecillità. Però è mio dovere chiedervi scusa.
Luca Dini