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Delitto di Ferrara: «Abbiamo deciso di uccidere i suoi genitori il giorno prima»

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«Ma scherzi o lo dici davvero?» aveva chiesto il giorno prima di diventare un assassino il 17enne Manuel all’amico Riccardo, che gli aveva confessato di uccidere i suoi genitori dopo l’ennesima lite per i brutti voti a scuola. «Non scherzo per niente» aveva risposto sicuro il 16enne Riccardo, confermando l’ipotesi che fu proprio quella telefonata fatta dal padre al preside della scuola la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

«Perché hai accettato di ucciderli?» hanno chiesto gli inquirenti nell’interrogatorio di venerdì a Manuel, colui che ha effettivamente ucciso a colpi d’ascia Salvatore Vincelli e sua moglie Nunzia. «Perché Riccardo è un amico, mi ha chiesto di aiutarlo e io l’ho aiutato. Lui è uno che non ha mai fatto male a nessuno e allora l’ha chiesto a me» ha risposto tranquillo il ragazzo, confermando che si era trattato di un gesto premeditato «dal pomeriggio del giorno prima».

Una volta concordata la cifra in cambio della quale Manuel avrebbe compiuto il duplice delitto, i due ragazzi si sono recati al supermercato per acquistare le buste di plastica che Manuel avrebbe posizionato intorno al collo delle due vittime. Poi ognuno è tornato a casa sua. Quella notte, Manuel è andato a casa della famiglia Vincelli e Riccardo gli ha aperto la porta: «Io ti aspetto qui. Tu li uccidi e quando hai fatto mi chiami» gli ha detto.

Peccato che i piani non siano andati esattamente come previsto. Per esempio, Manuel non ha dovuto uccidere nel sonno i due coniugi ma li ha dovuti guardare in faccia, perché quando è entrato nella loro camera da letto Salvatore e Nunzia, che lo conoscevano da quando era piccolo, si sono svegliati. Vista l’ascia tra le sue mani e capite le sue intenzioni, hanno gridato entrambi un solo nome: «Riccardo».