Lo hanno portato in giro al guinzaglio come un cane, lo hanno umiliato, appeso a testa in giù da un ponte e stuprato. Lui è un 15enne di Vigevano, e i mostri che gli hanno fatto tutto questo sono alcuni coetanei tutti appartenenti alle famiglie “bene” del luogo.

Sei di loro sono stati denunciati, e altre quattro sono finiti nel carcere minorile in attesa di una sentenza. Finalmente, però, le autorità locali possono dire di aver sgominato la cosiddetta “Baby gang delle stazioni” che da tempo umiliava e sottoponeva a violenze e umiliazioni i ragazzini della provincia di Pavia, seminando il terrore.

Tutte le umiliazioni, spesso di natura sessuale, subite dalle vittime del gruppo venivano riprese con i telefonini e diffuse via WhatsApp agli amici e ai compagni di classe degli appartenenti alla baby gang.

Tra le loro vittime preferite uno studente di 15 anni, che pur di riuscire a mantenere “l’amicizia” con uno dei componenti del gruppo, veniva quotidianamente sottoposto ad angherie e violenze, ed era diventato lo “schiavetto” del gruppo. Ultimamente, però, la baby gang aveva esagerato con lo studente che, con l’aiuto della madre, aveva cercato di allontanarsi il più possibile dal gruppo, smettendo di frequentarne i componenti cambiando strada al loro passaggio. Tutto inutile: stanato dai suoi aguzzini, il 15enne è stato addirittura appeso a testa in giù da un ponte e violentato con una pigna.

La baby gang, composta da studenti tra i 13 e i 16 anni d’età, figli della borghesia vigevanese, è ora accusata di violenza privata aggravata, riduzione in schiavitù e anche diffusione di immagini pedopornografiche.