Eva Henger, la triste confessione: “Ecco cosa mi succede da quando è morto Riccardo Schicchi”

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Sono passati quasi cinque anni da quando Riccardo Schicchi è morto ma la sua scomparsa fa ancora male ad Eva Henger che, ai microfoni della trasmissione The Real, in onda su Tv8, ha raccontato come, ancora oggi, faccia fatica ad accettare la cosa.

EVA HENGER, LA CONFESSIONE SULLA MORTE DI RICCARDO SCHICCHI

Quando è mancato Riccardo son rimasta a vedere la chiusura della bara. Son rimasta lì fino all’ultimo. Una settimana dopo il funerale, mentre ero in macchina, cominciai a sentire un dolore fortissimo alla testa. Non capivo se stessi per morire per ictus o infarto, sudavo freddo e avevo paura. Mi hanno poi detto che si trattava di un attacco di panico. Gli psicologi mi hanno spiegato che ci si immedesima nella persona chiusa nella bara. Spesso mi capita di sudare freddo o avere attacchi di claustrofobia in ascensore. E’ brutto convivere con questa cosa“, ha raccontato Eva Henger che non ha mai nascosto di aver sofferto per la morte dell’uomo che è stato suo marito e che le ha due figli.

Eva, poi, ha anche parlato della sua infanzia: “Ero una bambina introversa. La mia famiglia d’infanzia era dispersa, anche per gli svariati matrimoni di mio padre: ha avuto cinque matrimoni e otto figli da mogli diverse. Ma non li ho potuti vivere i miei fratelli perché mio padre non lasciava un bel ricordo quando se ne andava e altre mamme non ci facevano frequentare tra di noi. Son stata una figlia unica senza alcun punto di riferimento” – e dei lavori fatti prima di tuffarsi nel mondo del cinema a luci rosse – “Ho fatto tanti lavori, sono molto curiosa. Tanti non lo sanno ma durante gli studi ho lavorato in un ospedale come aiuto infermiera. Mi piaceva anche tanto. Praticamente vivevo in ospedale. Son stata per un anno nel reparto maschile degli interni e c’erano i vecchietti. Gli ultimi sei mesi li ho passati nel reparto di chirurgia infantile e lì poi ho lasciato…”.