Valentino Talluto sapeva di essere sieropositivo, ma questo non l’ha fermato dall’avere rapporti non protetti con decine di donne, 33 delle quali sono state contagiate.

Il sostituto procuratore Elena Neri ha chiesto alla prima Corte d’Assise di Roma l’ergastolo per il cosiddetto “untore”, accusato di lesioni gravissime ed epidemia dolosa: «Non ha mai mostrato alcun segno di pentimento. Ha reso dichiarazioni false ogni volta che è stato ascoltato. Il suo era un modo per seminare morte».

Il procuratore ha richiesto anche per il 30enne romano l’isolamento diurno per due anni. La sentenza si terrà il 25 ottobre.

Tra le vittime di Valentino anche due donne incinte: «Quando Valentino scopre che la partner era incinta di suo marito le chiede ripetuti rapporti senza precauzioni, perché ormai non servivano anticoncezionali – ha raccontato il magistrato – L’infezione può essere mortale, si attacca al feto. C’è dolo e c’è malvagità in questo. È una cosa che il tribunale deve tenere in considerazione. Quella ragazza ha tentato il suicidio, in attesa di sapere se il figlio avesse contratto il virus».

Il magistrato ha anche ritenuto opportuno difendere le vittime, accusate da parte dell’opinione pubblica di “essersela cercata” accettando di avere rapporti non protetti con Valentino: «Sono ragazze di una generazione che non ha conosciuto l’Aids. Hanno conosciuto Valentino sui social perché per questa generazione è una modalità assolutamente normale. Questo non deve trasformarsi in un processo a queste ragazze».