Per Valentino Talluto, detto l’Untore, è stato richiesto l’ergastolo. L’accusa è di epidemia dolosa e lesioni gravissime. Sieropositivo (e consapevole di esserlo), l’uomo ha infatti contagiato più di 30 donne (tra cui una incinta) con cui aveva avuto rapporti non protetti e alle quali aveva omesso di dire di avere l’Hiv.

«Quando ci disse di essere sieropositivo all’inizio fu devastante – racconta lo zio di Vantino a Vanity Fair – Per nessuno è mai stato un problema in famiglia, ce ne dimenticavamo. Abitava insieme a noi, prendevamo le dovute precauzioni igieniche ma conducevamo una vita normale».

C’è anche Giada, 31 anni, fidanzata con Valentino dal 2014. Si è lasciata conquistare «perché mi riempiva di complimenti» e «dopo un mese mi ha portata a Barcellona a festeggiare la nostra relazione».

Lei non ha contratto il virus perché con lei, e con lei solo, Valentino è stato sincero: «Mi ha detto che era sieropositivo subito». Giada continua a difenderlo, anche davanti all’evidenza dei tradimenti: «È successo in due casi e l’ho perdonato. Mi è dispiaciuto perché mi ha tradita ma è successo due volte, non tantissime come viene scritto nei giornali. È un mio problema, le corna le porto io. È l’uomo con cui voglio una famiglia».

Giada ha promesso a Valentino «di aspettarlo per tutti gli anni che sarà necessario. Anche se resterà in carcere»

Giada non ce l’ha con lui, nemmeno per aver contagiato decine di donne: «Da donna a loro chiedo di dire la verità, ammettere che si sono divertite e hanno avuto dei rapporti sessuali non protetti. Valentino non ha mai costretto nessuna di loro, non è mai stato violento».

Certo, anche lei deve ammettere che non dir loro di essere sieropositivo sia stato sbagliato da parte di Valentino: «Questo è stato il suo errore. Il nostro pensiero in famiglia è che lui ha sbagliato, moralmente aveva il dovere di prendere precauzioni».

Giada ha anche una risposta alla domanda che si stanno facendo tutti: “Perché non diceva niente alle sue partner?”. «Lui non si sentiva malato, non ne aveva la consapevolezza, non ha mai avuto un raffreddore. Ha sottovalutato il certificato medico perché non conosceva la malattia».

Eppure Valentino era seguito da un medico, era consapevole di essere malato: «Sì ma con lui i colloqui erano sempre molto brevi perché Valentino stava bene. Ci dicevano sempre che le analisi erano perfette, che doveva solo mangiare sano. Non dove sottoporsi a nessuna terapia».

«È una questione molto delicata perché non è dimostrato che sia stato lui a contagiarle, che sia lui il papà del ceppo – continua la donna – Secondo noi, il suo è stato un comportamento irresponsabile dal punto di vista colposo ma non voleva trasmettere il virus. La sua è stata leggerezza e stupidità, ma non voleva diffondere il virus».

In programma c’è il matrimonio e magari anche un figlio: «Anche per questo Valentino ha iniziato la terapia retrovirale nel 2015. Era il 20 gennaio e dopo nemmeno tre mesi la sua carica virale, già bassa, era pari a zero».

«Esiste il perdono – ricorda infine Giada – Mi hanno detto “rifatti una vita perché lui ha contagiato tutta Roma”. Io rispondo che della mia vita decido io e prima di giudicare una persona bisogna guardare ai fatti. Questa è la mia scelta, giusta o sbagliata che sia».