Quali sono le caratteristiche dell’acqua che beviamo e cosa contiene? Cosa dobbiamo sapere 

Il programma Report ha aperto un’inchiesta sulla composizione delle acque minerali che abitualmente beviamo. L’Italia infatti è al primo posto per il consumo di acqua minerale, quindi è bene informarsi su questa preziosa risorsa. Oltre ai dati raccolti dalla trasmissione di Rai 3, è utile leggere dell’argomento nel volume “Smart Life: Vita, cura di sé, cibo per vivere a lungo e più sani“. Il lavoro è frutto della penna della giornalista Vera Paggi, in collaborazione con la Fondazione IEO-CCM. Sulla base delle notizie fornite il primo dato da considerare è il residuo fisso, ovvero la quantità di sostanze che si può ritrovare facendo bollire un litro d’acqua alla temperatura di 180°C. Ciò che si ottiene con questa operazione viene pesato in millilitri ed esprime la quantità di sostanze disciolte nell’acqua. Passiamo ora in rassegna la classificazione delle acque minerali in base ad alcuni parametri.

Acque minerali: la classificazione e tutte le caratteristiche

Acque minimamente mineralizzate: hanno un residuo fisso inferiore a 50 mg/l e proprio per la loro leggerezza sono particolarmente indicate per i bambini. Inoltre stimolano la diuresi e favoriscono l’attività dei reni.

Acque oligominerali: hanno un basso contenuto di minerali, ovvero di sodio, e il loro residuo fisso si aggira tra i 50 e i 500 mg/l. Questo tipo di acqua è indicato per un uso quotidiano e, come quelle minimamente mineralizzate, stimola la diuresi.

Acque minerali o mediominerali: hanno maggiore presenza di minerali e un residuo fisso tra i 500 e i 1500 mg/l. Si tratta di acque da consumare solo in particolari condizioni ambientali e fisiche: quando fa molto caldo o dopo un’intensa attività fisica e si ha esigenza di reintegrare i liquidi e i sali minerali persi. Non vanno consumate quotidianamente e soprattutto non bisogna farne un uso continuativo.

Se il sodio non rappresenta un grosso problema, data la sua presenza in dosi massicce negli alimenti, altra questione è il contenuto dei nitrati. Essi sono presenti in minima parte nelle acque perché dannose per la salute. La loro presenza deriva dall’uso sconsiderato dei concimi in agricoltura e può causare problemi al trasporto di ossigeno nel sangue. Infatti per i neonati e i bambini l’acqua non può contenere più di 10 mg/l di nitrati, mentre per gli adulti il parametro è 45 mg/l.

Acque minerali: siamo certi che l’acqua in bottiglia sia migliore di quella del rubinetto?

Tutte le acque minerali, comprese quella del rubinetto, sono soggette ad agenti inquinanti. Ma fortunatamente la legge è molto severa nel prevedere restrizioni nella produzione delle acque destinate al consumo umano. Per quanto riguarda i parametri come alluminio, arsenico e nichel l’acqua potabile e quella minerale coincidono. Nel caso del manganese la sua presenza nelle acque del rubinetto è ben dieci volte superiore di quella contenuta nelle bottiglie.

Il problema inerente all’acqua che acquistiamo in confezioni di plastica riguarda proprio il materiale di cui sono fatte le bottiglie. Innanzitutto il danno ambientale: l’uso del materiale stesso, il trasporto dallo stabilimento ai punti vendita, l’imbottigliamento e il riciclo del vetro. Nel caso delle bottiglie in plastica, uno scorretto riutilizzo del PET può favorire la formazione di sostanze pericolose e nocive. Naturalmente la data di scadenza sulle confezioni si riferisce al contenitore che è soggetto a degradarsi sia per il tempo sia per il calore e l’esposizione ai raggi solari. Allora la soluzione è bere solo acqua che sgorga dai nostri rubinetti? Di certo ha limiti più severi circa le sostanze che possono nuocere alla nostra salute, ma al contempo il sapore può essere modificato dal passaggio nelle tubature. In caso di impianti idraulici vecchi, il rischio maggiore è la contaminazione dell’acqua con il piombo. Se si hanno dei dubbi sulla composizione dell’acqua che abitualmente si consuma basta richiedere al comune le sue caratteristiche oppure utilizzare la piattaforma fornita da Altroconsumo per l’analisi. I costi dell’operazione sarebbero divisi equamente tra gli utenti. Vale la pena informarsi su un bene così prezioso.

F. Ciardi