Emanuela Orlandi
Continuano le ricerche per Emanuela Orlandi

Sarebbe stato il cinquantesimo compleanno di Emanuela Orlandi quest’oggi, scomparsa nel 1983. La madre non molla: “Continueremo a cercarti”.

Non è un giorno come un altro questo per la famiglia Orlandi. In questa data, infatti, la piccola (all’epoca) Emanuela avrebbe compiuto 50 anni. Per chi non la conoscesse, Emanuela Orlandi scomparve il 22 giugno del 1983 in circostanze ancora misteriose.

Da allora, sono passati 35 anni che non sono bastati alle autorità per ricostruire la verità, con la vicenda che è ancora da una densa coltre di fumo. Fu rapita in un giorno di inizio estate dopo una lezione di flauto e resta uno dei più grandi misteri della storia del Vaticano, visto che viveva lì insieme alla famiglia.

Proprio per questo motivo la famiglia di lei due mesi fa ha inviato una denuncia di scomparsa alla gendarmeria vaticana chiedendo di poter visionare tutti i documenti sulla vicenda ancora nelle mani della Chiesa. Il fine della denuncia era quello di avere delucidazioni su una presunta trattativa tra alcuni esponenti della Segreteria di Stato e il magistrato al tempo incaricato dell’inchiesta, vale a dire Giancarlo Capaldo. Da allora, però, non è arrivata alcuna risposta. Per questa ragione la madre ha pubblicato una accorata lettera.

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Emanuela Orlandi, la lettera da brividi della madre

Davvero straziante la lettera, l’ennesima, della madre di Emanuela. Il fine resta quello di riuscire a scoprire la verità su questo caso. Ecco il contenuto:

Figlia mia, oggi compi cinquant’anni. Dovrei immaginarti con i capelli striati di bianco e qualche ruga in viso, ma non ci riesco. Ti rivedo sempre ragazzina, che mi corri incontro per darmi un abbraccio e un bacio dicendomi «ti voglio bene». Lo aspetto ancora il tuo abbraccio, così come aspetto sempre da un momento all’altro di sentire le prime note del «Notturno» di Chopin che suonavi così tanto bene e che mille volte hai provato a insegnare a Pietro senza troppo successo. Lui non è riuscito ad andare avanti nell’apprenderlo così come noi non siamo riusciti ad andare avanti nelle nostre vite da quando t’hanno strappata via da noi.

Ricordo ancora quando nel 1993 tuo padre, Pietro e io, dopo una segnalazione, partimmo per il Lussemburgo con il cuore in gola, certi di venirti a prendere in un monastero di clausura. Quando vidi quella ragazza, che per nulla ti assomigliava, fu per me come se ti avessero rapito una seconda volta: in un solo attimo sono passata dalla gioia più grande al dolore più profondo. Ti avevano strappato a me di nuovo dopo avermi nutrito della speranza di ritrovarti. Volli lo stesso incontrare quella ragazza, tramortita dal mio abbraccio disperato, che nulla sapeva di te e della nostra angoscia senza fine.

Ti abbiamo cercato per tutti questi anni e continueremo a cercarti. Non smetteremo mai. Non ci arrenderemo mai. Finché avremo forza, finché avremo fiato, finché avremo vita, tu sarai sempre il nostro primo pensiero. La mia speranza, mai sopita, è che chi sa cosa ti ha portato via dalla tua casa possa avere un rigurgito di coscienza e indicarci come ritrovarti. Auguri Lellè, buon compleanno figlia mia”.

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