Valentina Nappi
Valentina Nappi, il post di denuncia condiviso su Instagram fa scalpore e crea tanta indignazione: “Matteo Salvini mi ha stuprato!” Ecco la ricostruzione di quanto è successo in maniera dettagliata.

Valentina Nappi, clamorosa accusa contro Matteo Salvini: “Mi ha stuprato!”
Continua, a volte anche suo malgrado, a generare polemiche il vice premier, nonché leader e segretario della Lega, Matteo Salvini. L’ultimo attacco che ha subito è partito, tramite social, dalla nota attrice, che con un lungo ed accorato post ha denunciato l’uomo politico attualmente più in vista in senso assoluto di “stupro“. Non uno stupro vero e proprio, però. Uno di natura più squisitamente culturale.

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Ecco un estratto del post in questione: Sono stata ‘stuprata’ da Salvini. Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia.

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Valentina Nappi, duro attacco a Matteo Salvini

Uno stupro, dunque, non comune, ordinario, come lo si intende nella maniera più istintiva. Come poi ha precisato nel post in questione: “Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani. La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi. […] Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso.

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Sono stata 'stuprata' da Salvini. Sono stata 'stuprata' da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia. Babbo Natale, la Befana, niente Ramadan, sì al panettone rigorosamente a Natale, la colomba a Pasqua, la cucina tradizionale, i gay sì ma la famiglia solo quella tradizionale, i crocifissi rigorosamente nelle aule, Dio nei discorsi degli esponenti politici e tutta la plebe unita comunitariamente dai vecchi 'sani' valori identitari nazionali tradizionali. Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani. La questione dell'immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto sarà — necessaria), è una questione culturale. Io non voglio vivere in un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un'identità culturale che affondi le proprie radici nell'Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all'altezza della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere) simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. Rispetto a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado. #salvini #immigrazione #lega #leganord #matteosalvini

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Parole da brividi, dunque, e che certamente faranno discutere nei prossimi giorni.

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