Riforma copyright approvata in Europa: ecco come cambierà il web

Riforma copyright approvata in Europa: ecco come cambierà il web. Approvata in via definitiva dall’UE, la riforma si appresta a diventare legge.

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Riforma copyright approvata in Europa: ecco come cambierà il web. Approvata in via definitiva dall’UE, la riforma si appresta a diventare legge.

Oggi, 15 aprile 2019, il Consiglio dei Ministri UE ha confermato il sì alla riforma del copyright con 19 voti favorevoli, 6 contrari tra i quali anche quello dell’Italia che ha votato no e 3 astenuti.
In sostanza quello che accadrà è che adesso i giganti del Web dovranno condividere i loro ricavi con i titolari dei diritti d’autore.
Le nuove disposizioni prevedono che gli editori possono limitare la diffusione di notizie e titoli sui siti altrui e ciò impone ai siti di analizzare preventivamente i contributi dei propri utenti e bloccare in maniera automatica quelli non autorizzati dalle industrie del copyright.
Passerà chiaramente ancora del tempo prima di vedere gli effetti di questo nuovo regolamento, considerando che il testo delle nuove direttive dev’essere ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE. Ma cosa cambierà effettivamente sul web con questa nuova riforma?

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Riforma copyright approvata in Europa: ecco come cambierà il web

La Riforma ha lo scopo di tutelare le pubblicazioni a mezzo stampa, ridurre il divario tra i profitti realizzati dalle piattaforme Internet e quelle dei creatori dei contenuti, e soprattutto, promuovere la collaborazione tra queste due categorie.
Gli obiettivi della riforma copyright sono: dare un maggiore accesso transfrontaliero ai contenuti online, migliorare il funzionamento del mercato del diritto d’autore, favorire l’equilibrio finanziario tra i creatori di opere e gli editori di siti web ed i fornitori di piattaforme online. In sostanza, la direttiva vuole dare vita a un mercato unico digitale, uno spazio virtuale senza barriere, che ricalca quello fisico attualmente esistente in Ue.
La Direttiva in questione stabilisce anche che ogni Stato membro deve assicurarsi che i compensi destinati agli editori siano equi rispetto all’utilizzo dei contenuti da parte dei fornitori di servizi di informazione.
Tra le novità più importanti della riforma, viene data la possibilità agli editori di stampa di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l’utilizzo dei loro contenuti. Gli introiti dovranno essere condivisi con i giornalisti.
Inoltre, gli utenti non rischiano più sanzioni per aver caricato online materiale protetto da copyright non autorizzato, ma la responsabilità sarà delle grandi piattaforme come YouTube o Facebook.
“Sono molto contento che abbiamo ottenuto un testo bilanciato, creando molte opportunità per il settore creativo europeo, che rifletterà meglio la nostra diversità culturale, e per gli utenti, la cui libertà di espressione su internet sarà consolidata. E’ una pietra miliare per lo sviluppo di un mercato unico digitale robusto e ben funzionante“, ha detto Valer Daniel Breaz, ministro rumeno della cultura e presidente di turno del Consiglio Ue.
Nel testo approvato viene anche specificato che il caricamento di scritti e contenuti sulle enciclopedie online (come Wikipedia) è escluso dall’applicazione della direttiva, mentre per le piattaforme di nuova costituzione ci saranno obblighi più leggeri. Inoltre, le nuove restrizioni sul diritto d’autore non si applicheranno ai contenuti utilizzati per l’insegnamento e la ricerca scientifica.
La direttiva vuole così assicurarsi che a guadagnare dalle opere che circolano su internet siano non solo editori e colossi del web, ma anche i creatori stessi dei contenuti.
Se un giornalista pubblica un articolo che viene veicolato da Google News, ad esempio, quel giornalista dovrà ricevere dal suo editore una parte dei proventi, e gli editori a loro volta dovranno essere pagati da Google News, in questo caso, che ha ospitato il contenuto sulla sua piattaforma. I colossi del web dovranno quindi stipulare licenze e accordi con gli editori online per poter accedere ai loro contenuti.

Dubbi e Perplessità sulla nuova riforma

Tuttavia non mancano i dubbi e le perplessità. In particolare, l’articolo 11 della Direttiva Ue prevede l’obbligo per le piattaforme online che pubblicano snippet (cioè frammenti ed esempi di codice sorgente) a munirsi di una licenza preventiva da parte del detentore dei diritti.
Molti utenti hanno segnalato che l’articolo 11 provoca degli effetti negativi per i siti che diffondono notizie, sia in termini di traffico che di visibilità online, ciò perché le piattaforme come Google oppure Facebook potrebbero rifiutarsi di pagare il compenso richiesto su determinati articoli, con la conseguenza di diminuire drasticamente il traffico in entrata verso i siti.