Ha cantato a Sanremo, poi la morte orribile: l’hanno uccisa e seviziata

La tragica morte di Lolita, brutalmente uccisa: la sua carriera, i suoi successi, Sanremo e il suo delitto ancora oggi senza un colpevole.

Ha cantato a Sanremo, poi la morte orribile: l'hanno uccisa e seviziata
Ha cantato a Sanremo, poi la morte orribile: l’hanno uccisa e seviziata (google foto)

Il suo talento innato venne fuori prestissimo, a soli quindici anni. Era il 1965, infatti, quando la discografica Mara del Rio decise investire su quella ragazzina dai capelli e dalla voce d’oro. Per Graziella Franchini, questo il suo vero nome, fu scelto lo pseudonimo di Lolita. La sua musica, che rispecchiava il suo carattere allegro e spumeggiante, le regalò un grande successo che la portò a trionfare al ‘Festival della canzone di Pesaro’, al ‘Festival di Zurigo’ e persino in Tv, con ‘Carosello’ e ‘Un disco per l’estate’. Un esordio brillante, che non avrebbe mai lasciato presagire un declino tanto improvviso della sua carriera, né la fine così tragica della sua esistenza. Tutto ebbe inizio con l’esclusione della sua canzone dal Festival di Sanremo, fino a terminare con l’esibirsi alle feste di paese. A 35 anni, però, Lolita incontra il suo grande amore, il 41enne ginecologo calabrese Michele Roperto, che le darà la forza di sopportare il momento difficile che sta attraversando come cantante. La mattina del 28 aprile accade però l’inimmaginabile: il suo manager, Italo Montesanti è preoccupato perché non a sente da un po’, decide quindi di recarsi nella villetta sul mare dove vive Graziella per vedere cosa le è successo, ma fa una macabra scoperta. L’uomo trova in bagno il cadavere martoriato della cantante, accanto alla vasca. Il televisore è acceso, la colazione ancora sul tavolo. I genitali erano stati feriti con il collo di una damigiana, solo la parte superiore del corpo era coperta da una T shirt. Sotto la lente degli inquirenti finisce subito Roperto, il compagno della donna. Era stato proprio lui a chiedere al Montesanti di andare a casa per verificare cosa fosse successo a Graziella, dopo aver saputo dal manager che la cantante non si era presentata ad una serata.

La morte di Lolita, ancora oggi senza colpevoli

Nonostante il ginecologo abbia un alibi, la polizia continua ad indagare su di lui e scopre che l’uomo ha una ex moglie e un figlio. Come se non bastasse, da sei anni è fidanzato con Teresa Tropea, studentessa di medicina, nipote del boss di ‘ndrangheta don Mico Pagliuso. La Tropea in un primo momento nega di conoscere Graziella, ma si viene a scoprire che a studentessa era al corrente del rapporto tra lei e Roperto. Da qui in poi, le versioni del medico e della studentessa cominceranno a divergere: l’uomo affermerà che il venerdì prima di Pasqua Teresa e sua madre avevano aggredito Graziella ordinandole di lasciare il compagno. Poi la Tropea avrebbe colpito la Franchini con una leva da cambio. Teresa negherà questa versione dei fatti, ma il suo alibi è ritenuto insufficiente dagli inquirenti che ricostruiscono così l’accaduto: alle 14:30, Caterina Pagliuso, madre di Teresa, avrebbe accompagnato la figlia insieme ad una parente alla stazione. Da lì, sua figlia si sarebbe recata alla facoltà di Medicina prendendo un treno diretto a Messina. In base all’autopsia, gli assassini sarebbero stati due e l’orario del delitto le 13:30. Secondo una testimonianza, poi, le due donne si trovavano  a bordo di un’auto che transitava nella zona della Marinella proprio all’ora dell’omicidio. La prova che il movente sia stato la gelosia è data dal fatto che la vittima fu colpita proprio nelle parti intime, come insegna la psicologia criminale. Tuttavia, Teresa e sua madre furono assolte, prima per insufficienza di prove e poi “per non aver commesso il fatto”.

Il fatto che il sangue della Tropea e quello della vittima appartenessero allo stesso gruppo, rese infatti irrilevante il rinvenimento della traccia presente sulla scena del crimine. In più, il testimone ritrattò in parte la sua dichiarazione sull’avvistamento delle due donne. Vari gli appelli negli anni delle due sorelle di Lolita, Luigina e Daniela Franchini che si sono sempre battute affinchè ci fosse finalmente giustizia per la morte della loro consanguinea. Ora, però, dopo 31 anni, finalmente sembra ci sia la possibilità di dare un volto ai colpevoli della morte di Lolita grazie ad un esame del DNA sui reperti ancora esistenti, come annunciato dall’avvocato della famiglia Franchini, Giuseppe Pandolfo.

L.C.