Chi è Antonino Speziale, l’uomo condannato per aver ucciso Filippo Raciti

In questo articolo vi parliamo di Antonino Speziale, l’uomo condannato per aver ucciso Filippo Raciti: ecco chi è

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Chi è Antonino Speziale, condannato per la morte di Filippi Raciti (Fonte: Instagram)

Il 2 febbraio del 2007 fu scritta una delle pagine più brutte del calcio italiano. In occasione del derby tra Catania e Palermo, all’esterno dello studio ci furono scontri tra circa 250 ultras rossazzurri e le forze dell’ordine. Gli scontri causarono la vita all’ispettore capo della polizia Filippo Raciti. Per la morte del quarantenne furono condannati Antonino Speziale e Daniele Natale Micale. Dopo otto anni, l’ex ultrà rossazzurro è tornato libero dopo aver scontato la pena.

Chi è Antonino Speziale

Nel febbraio del 2007, gli scontri tra ultrà del Catania e forze dell’ordine causarono la morte dell’ispettore capo Filippo Raciti. Per la sua morte furono condannati il giovane Antonino Speziale, ultrà del Catania, e Daniele Natale Micale, ventitreenne. All’epoca dei fatti, Antonino aveva appena diciassette anni. Il giovane praticava rugby, proveniva da una famiglia di operai (padre operaio, madre casalinga) ed era incensurato. Venne arrestato il 27 febbraio e scarcerato a fine luglio per essere mandato in una comunità di recupero. Il procedimento penale scaturito dall’uccisione di Raciti ha visto le seguenti sentenze: il 9 febbraio 2010 il Tribunale dei Minori di Palermo ha irrogato la pena di 14 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale ad Antonino Speziale, minorenne all’epoca dei fatti; il 21 dicembre 2011 la Corte d’Appello per i minorenni di Catania ha condannato Antonino Speziale a 8 anni di carcere per omicidio preterintenzionale; il 14 novembre 2012 la Corte di Cassazione ha confermato le sentenze di appello disposte nei confronti di Speziale.

 

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Dopo otto anni e otto mesi di reclusione, Antonino Speziale ha lasciato il carcere di Messina. L’ex ultrà ha scontato la pena per omicidio preterintenzionale Fuori dal carcere è stato accolto dal padre e dai tifosi del Messina, acerrimi rivali dei catanesi. Subito dopo la scarcerazione, ha dichiarato: “La mia condanna? Un’ingiustizia”poi ha aggiunto – “Intanto voglio vedere la mia famiglia. Poi vi racconterò tutto quello che ho passato. La mia condanna è stata un’ingiustizia e chi ha sbagliato pagherà con la giustizia”.