Io non mi arrendo, la vera storia dietro la fiction: Beppe Fiorello è Roberto Mancini

Dietro la miniserie televisiva “Io non mi arrendo” c’è una storia vera: di seguito vi raccontiamo la storia di Roberto Mancini

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Io non mi arrendo, la storia vera di Roberto Mancini (Fonte: Facebook)

Io non mi arrendo è una miniserie televisiva italiana trasmessa il 15 e il 16 febbraio 2016 su Rai 1. La miniserie sarà riproposta il 15 maggio 2021 sempre sulla stessa rete. La trama ruota attorno alla storia di Marco Giordano, giovane ispettore di provincia che insieme ad un gruppo di collaboratori scopre il traffico di rifiuti tossici sversati nelle discariche abusive dall’avvocato Gaetano Russo con il lasciapassare di Don Antonio Pomarico. Durante le indagini, però, Giordano viene più volte ostacolato nel suo lavoro dai personaggi coinvolti nella vicenda, come ad esempio il vice-questore Valente.

Io non mi arrendo, la storia vera di Roberto Mancini

Dietro la miniserie televisiva Io non mi arrendo, andata in onda il 15 e 16 febbraio 2016 su Rai 1, c’è una storia vera. Il personaggio Marco Giordano, infatti, è ispirato a Roberto Mancini. Egli è conosciuto per essere stato il primo poliziotto che con la sua squadra ha indagato sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici nei territori della Campania, divenuti poi famosi terra dei fuochi, e sulle attività collegate alla camorra.

 

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Le sue indagini sono state spesso ostacolate e Mancini addirittura trasferito. Dopo diversi anni però, il pubblico ministero Alessandro Milita ha riaperto le indagini, convocando Mancini a testimoniare nel processo per disastro ambientale e inquinamento delle falde acquifere in Campania. Purtroppo il contatto ravvicinato con i rifiuti tossici e radioattivi durante la sua attività investigativa l’ ha portato a contrarre il linfoma non-Hodgkin.

Mancini è morto il 30 aprile 2014, lasciando la moglie e una figlia. Nel settembre dello stesso anno, in seguito a manifestazioni, petizioni, l’impegno di alcuni amici, della famiglia e di alcuni parlamentari, a Roberto Mancini venne finalmente riconosciuto lo status di “vittima del dovere”, che certifica la connessione tra la malattia e il servizio prestato, riconoscendo il suo importantissimo lavoro e il sostegno alla sua famiglia.