Dai granati al topazio blu: perché Kate Middleton preferisce gioielli con pietre simboliche e cosa raccontano del suo percorso personale.
La collezione di gioielli della Principessa del Galles è, da sempre, un equilibrio raffinato tra storia monarchica e gusto contemporaneo. Diamanti, rubini e pezzi dal valore incalcolabile non mancano. Eppure, osservando con attenzione le scelte di Kate Middleton negli ultimi anni, emerge un dettaglio che va oltre l’estetica e il protocollo. Sempre più spesso, al posto delle pietre “regali” per eccellenza, compaiono gioielli con gemme dal forte valore simbolico: granato rosso, topazio blu, citrino, prasiolite, lapislazzuli.

Non è una moda improvvisata, né una svolta recente dettata solo dall’emozione. Kate indossa gioielli con pietre cosiddette “curative” da oltre quindici anni. Tuttavia, dopo la diagnosi di un tumore nel 2024 e l’annuncio della remissione, alcune di queste scelte sembrano assumere un peso diverso. Più intimo. Più consapevole.
Come ha spiegato al Daily Mail la storica e gioielliera Josie Goodbody, molte delle pietre predilette dalla principessa sono tradizionalmente associate a concetti come forza, protezione, equilibrio emotivo e guarigione. Un linguaggio silenzioso, ma coerente con le parole pronunciate dalla stessa Kate, che ha più volte parlato di una rinnovata attenzione verso ciò che conta davvero.
I gioielli di Kate e il loro profondo significato
Il granato rosso, sua pietra di nascita, è forse l’esempio più evidente. Indossato di recente durante un ricevimento a Windsor per celebrare la nazionale femminile di rugby, il collier Auree “Bali” con granato ha attirato l’attenzione quanto l’abito rosso Alexander McQueen. Secondo l’International Gem Society, il granato è considerato una pietra protettiva, storicamente legata a guerrieri e membri della nobiltà, simbolo di vitalità e forza vitale. Nella tradizione astrologica indiana, aggiunge Goodbody, è associato alla rimozione di energie negative e al ritorno sicuro dopo un percorso difficile. Un significato che, nel contesto della remissione annunciata un anno fa, appare tutt’altro che casuale.
Accanto al rosso intenso del granato, c’è l’azzurro del topazio blu. Kate lo ha scelto per momenti pubblici delicati, compreso il primo Natale dopo il completamento della chemioterapia preventiva. Il topazio è legato alla calma emotiva, alla chiarezza mentale e alla comunicazione equilibrata. Non a caso è associato al cosiddetto “chakra della gola”, simbolo di espressione pacata ma autentica. Un dettaglio che si inserisce con naturalezza in una figura pubblica costantemente chiamata a parlare, ma sempre con misura.
Il citrino, invece, accompagna Kate fin dagli esordi. I celebri orecchini a goccia di Kiki McDonough, indossati per la prima volta nel 2009 e poi in occasioni chiave come l’uscita dall’ospedale dopo la nascita del principe George, sono diventati una sorta di firma. Il citrino, noto come “pietra del mercante”, è tradizionalmente associato a prosperità e fortuna. Non sorprende che Kate lo abbia scelto per momenti di passaggio, carichi di aspettative e responsabilità.
Più recente, ma non meno significativa, è la presenza della prasiolite, o ametista verde. Kate l’ha indossata in contesti fortemente emotivi, come il video in cui annunciava la fine delle cure. Questa pietra è spesso associata alla guarigione interiore, alla gestione del trauma e all’elaborazione del dolore. Un messaggio sottile, affidato non alle parole, ma a un dettaglio visivo.
Chiude il cerchio il lapislazzuli, la “pietra dei sovrani”, carica di simbolismi antichi. Dalla protezione contro il male all’aumento della consapevolezza interiore, il lapis è una gemma che parla di lucidità e accettazione. Il fatto che Kate ne possieda versioni relativamente accessibili, come la collana Astley Clarke, racconta anche un altro aspetto: il desiderio di avvicinarsi, senza rinunciare al ruolo, a una dimensione più umana e meno distante.
In un mondo in cui ogni gesto reale viene decodificato, i gioielli di Kate Middleton sembrano raccontare una storia coerente. Non di superstizione, ma di ascolto. Di forza che non ha bisogno di essere ostentata. E di un percorso personale che, ancora una volta, passa anche da ciò che si sceglie di indossare.