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Gianna Nannini: l’inno d’Italia non mi piace, fatelo scrivere a me

GIANNA NANNINI – Si chiama “Inno” il nuovo album di Gianna Nannini dedicato al concetto di ‘rinascita’. “Le prime canzoni le ho scritte appena nata la bambina, in un momento di grandissima felicità” ha rivelato la cantante a Vanity Fair. “Poi ho perso tre amici carissimi e ho sentito il contrasto forte tra la gioia della nuova vita e il dolore della perdita. Solo accettando e ricomponendo tutto si rinasce. Il ciclo della vita assomiglia molto a quello dell’amore, anche lì c’è la nascita e la perdita. Gli inni dovrebbero raccontare questo, altro che ‘Fratelli d’Italia’“.

Già, a quanto pare la Nannini non è esattamente una fan dell’attuale inno d’Italia. “Un inno è una canzone in cui riconoscersi e quello di Mameli, con tutto il rispetto, non mi piace: parla di un’Italia che non c’è più, è ora di cambiarlo. Fatelo scrivere alle sorelle d’Italia, fatelo scrivere a me. Perché l’Italia, per uscire dalla regressione culturale e politica in cui è caduta – il dualismo della Seconda Repubblica, quel metterci gli uno contro gli altri che ha solo creato il nemico, l’inciviltà, il razzismo, l’omofobia –, ha bisogno anche di un nuovo inno“.

Se potesse, Gianna scenderebbe volentieri in politica. E nel suo programma elettorale, oltre al disarmo totale e alla detassazione delle onlus, ci sarebbe anche l’eliminazione dei privilegi degli eterosessuali: “L’eterosessuale ha privilegi e diritti che magari non vuole neanche esercitare. Gli altri, che non li hanno, si dannano l’anima per ottenerli. Dando i diritti alle coppie di fatto senza distinzioni, si eliminerebbe la strumentalizzazione elettorale della questione. Secondo me non bisogna combattere solo per il matrimonio gay ma per la libertà individuale, per fare in modo che una persona non venga più catalogata in categorie ‘formattate’: etero, gay, trans. Queste definizioni non dovrebbero neppure esistere“.

La Nannini, reduce dalla tempesta di polemiche seguita alla sua gravidanza, è convinta che la nascita della piccola Penelope abbia fatto del bene non solo a se stessa ma a molte donne che, oggi, non fanno che ringraziare Gianna per aver dato loro la forza di combattere contro “questo vittimismo femminile secondo cui, dopo i quaranta, il corpo di una donna non è più buono a fare nulla, né il sesso né i figli né la carriera“.

Non parlo di maternità, parlo di tutto” conclude la cantante. “E non ne faccio solo un discorso di società e modelli culturali, è prima ancora una questione di consapevolezza: le donne devono cominciare a vincere dentro la loro testa. Il pensiero che una donna è una vittima a me non va giù, a me la parola ‘femminicidio’ non sta bene. Definirli femminicidi non basta a fare leggi migliori. E non servono solo punizioni, serve un’educazione diversa. Per le donne e per gli uomini. Anche i maschi: perché condizionarli ad averlo ritto tutto il giorno?”.