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Italiani razzisti, misogini e omofobi: la mappa dell’intolleranza

Gli italiani sono razzisti, misogini e omofobi? Non tutti, almeno secondo l’analisi condotta da Vox , l’osservatorio italiano sui diritti, in collaborazione con le università di Roma, Bari e Milano.

Vox ha creato delle vere e proprie Mappe dell’Intolleranza italiana analizzando più di 2 milioni di tweet da gennaio ad agosto 2015. E se è vero che un’analisi condotta su un social network non potrà mai restituire risultati davvero rappresentativi sugli atteggiamenti intolleranti degli italiani (perché non tiene in considerazione quella grossa fetta di popolazione che non usa i social network – o per lo meno Twitter – o che, addirittura, è sprovvista di un computer o di una connessione internet) è anche vero che i risultati di questo studio sono tanto interessanti quanto… preoccupanti.

Le “mappe dell’odio”

Vox ha creato cinque “mappe dell’odio“, colorando l’Italia a seconda della percentuale di violenza verbale espressa contro donne, omosessuali, ebrei, diversamente abili e stranieri. Le zone rosse sono quelle in cui la violenza verbale nei confronti di una particolare categoria è più forte.

Osservando le mappe, spiccano alcuni dati interessanti:

  • la Lombardia è la regione più omofoba
  • Pescara, Chieti, l’Aquila e Teramo sono le città più antisemite
  • in pianura Padana, Campania, Puglia e Friuli Venezia Giulia le offese alle donne sono più frequenti
  • le offese razziste sono più concentrate durante eventi sportivi e partite di calcio
  • nel Centro Italia ci si scontra contro “musi gialli” e “zingari”
  • su 2 milioni di tweet analizzati, 1.102.494 si scagliano contro le donne

Secondo l’analisi di Vox, i social media sono diventati anche un veicolo di incitamento all’intolleranza e all’odio. “Soltanto 140 caratteri disponibili in un tweet – scrive l’osservatorio – consentono a un atteggiamento individuale di diffondersi ed essere condiviso da un infinito numero di utenti, spesso ‘garantito’ dall’anonimato della rete. L’effetto, tuttavia, è anche quello di un’elisione di forme di pensiero più articolate e di un’estremizzazione del messaggio più frequentemente verso un polo negativo“.

Perché mappare l’intolleranza?

Secondo Vox, le mappe dell’odio potrebbero rappresentare “un mezzo di prevenzione nella consapevolezza che troppo spesso, nelle fasce più a rischio della popolazione, la parola si trasforma in agito e la violenza diventa spontanea (vedi fenomeni di bullismo e cyberbullismo)“. Per questo l’osservatorio ha deciso di donare le mappe ai comuni, alle Regioni, alle scuole e a chiunque abbia bisogno di fare un’efficace azione di prevenzione sul territorio.