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Umberto Eco: “Facebook ha dato diritto di parola agli imbecilli”

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. A sostenerlo è lo scrittore Umberto Eco, che ha detto la sua sulla comunicazione ai tempi di Facebook&Co. all’Università di Torino, dove è stato insignito della laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media”. Nello stesso ateneo, Eco si era laureato in Filosofia nel 1954.

Colpa della rete, insomma, se “lo scemo del villaggio diventa detentore della verità” secondo Eco, che aggiunge: “Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli“.

Per non parlare delle bufale che infestano la rete per colpa del buontempone che se le inventa, del giornalista che le diffonde senza verificarle e di tutti coloro che le condividono poi sui canali social senza preoccuparsi di controllare se ci sia un fondo di verità. “I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti – ha dichiarato Eco – così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno” ha aggiunto, riferendosi alla tendenza sempre più diffusa di attingere dal web per ricerche, temi, tesi e compiti a casa.

Lo scrittore ne è convinto: tutto questo non farà che ridare credibilità e attrattiva alla carta stampata: “C’è un ritorno al cartaceo. Aziende degli Usa che hanno vissuto e trionfato su internet hanno comprato giornali. Questo mi dice che c’è un avvenire, il giornale non scomparirà almeno per gli anni che mi è consentito di vivere. A maggior ragione nell’era di internet in cui imperversa la sindrome del complotto e proliferano bufale“.