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Concita De Gregorio e la petizione anti Bunga Bunga

CONCITA DE GREGORIO – Mentre 1 donna su 2 non lavora, 1 su 5 è disoccupata dopo la nascita di un figlio, l’inflazione è raddoppiata, la cassa integrazione è al record, il dissenso si allarga e l’Italia rischia di passare per una Versailles postmoderna, dove le donne mettono a disposizione il loro corpo in cambio di denaro e favori, c’è chi dice basta. “Dove siete donne? Diciamo: «Ora basta»“, è lo slogan dell’appello scritto da Concita De Gregorio, direttrice de l’Unità, che ha già raccolto più di 80mila firme.

“Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. È il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? È il momento di dire: «Ora basta»”.

I festini che hanno avuto luogo nelle varie ville del premier Silvio Berlusconi, organizzati con la collaborazione di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti (secondo le intercettazioni, i reclutatori delle papi girls), hanno aperto un baratro nell’opinione pubblica italiana e internazionale. Quella promossa dalla De Gregorio non è una battaglia né di destra né di sinistra, semmai di entrambe (“Moltissime sono di destra, e ci scrivono. Isabella Rauti ieri ci ha detto: è la strada giusta, dobbiamo farci sentire“, fa sapere il direttore), ed è soprattutto una questione di dignità e verità, perchè l’Italia non può essere rappresentata da un gruppo più o meno consistente di ragazze che ha scelto “di scambiare sesso con il Vecchio Sultano per i soldi e la carriera”.

Chi vuole, qui può firmare la petizione. L’invito, fa sapere il direttore, è rivolto anche agli uomini che condividono la stessa indignazione.