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Selvaggia Lucarelli vince causa contro Billionaire

 

 

SELVAGGIA LUCARELLI- La blogger più polemica d’Italia, nota per le sue invettive (ultimo nel mirino Salvo Sottile), ha vinto una causa che Billionaire aveva intentato contro di lei per diffamazione.

Trionfante, la Lucarelli ha diffuso il contenuto della sentenza.

Prima però facciamo un pò di storia: Selvaggia Lucarelli nel lontano 2008 aveva ironizzato su un annuncio di ebay in cui si parlava di una macchina appartenuta a Flavio Briatore.

“Mi sono imbattuta nel seguente annuncio su ebay, ovvero: VENDO FERRARI 456 GT ***EX FLAVIO BRIATORE***.
Vi confesso che visto che tra le ex di Briatore c’è un po’ di tutto, dalla Campbell alla Venier, dalla Klum a Federica Torti, in un primo momento non mi sono stupita più di tanto nell’apprendere che in passato il nostro Flavio si sia trombato pure una coupè blu.
Poi, andando avanti nell’appassionante lettura, ho capito che l’arguto venditore intende dire che il primo proprietario della quattroruote in questione è stato Flavio Briatore, sperando che il fatto rappresenti un valore aggiunto nelle contrattazioni.

Ora. Lancio una proposta ai lettori. Facciamo una bella colletta. Acquistiamo l’autovettura. Poi riempiamo il bagagliaio della stessa quantità di dinamite servita a buttar giù l’hotel Fuenti sulla costiera amalfitana, mettiamo alla guida un bel manichino con le fattezze di Emilio Fede ed uno con quelle di Raffaella Zardo al lato passeggero, piazziamo l’automobile sulla collinetta sovrastante il Billionaire e alla prossima inaugurazione estiva leviamo il freno a mano.Avanti con le offerte!”

Ed ecco la sentenza che le dà ragione.

Non si vede quale potenzialità offensiva, rispetto alla conclamata vocazione e notoria frequentazione del Billionaire, possa attribuirsi ad un articolo online che si situa dichiaratamente sul versante dell’attacco umoristico e dell’invettiva surreale.

Nulla di nuovo né di diverso è dato cogliere nell’intervento della giornalista dall’immagine che gli stessi promotori del locale hanno dimostrato nel tempo di perseguire e di voler diffondere presso la generalità dei lettori di giornali e telespettatori di programmi specializzati nel c.d. Gossip.

Insomma è di pubblico dominio che il Billionaire non sia meta di pellegrinaggi spirituali o luogo di raccoglimento claustrurale e tantomeno di aggregaizone di comunità dedite all’ascesi e alla povertà francescana.
L’indagata, nel più che legittimo esercizio del diritto di critica ha inteso sottolineare come i personaggi che sono soliti animare le serate del locale, primo fra tutti Fravio Briatore, siano destinatari di manifestazioni quasi idolatriche, per rappresentate dall’annuncio di vendita dell’autovettura che ha offerto all’indagata lo spunto per la sua dissertazione satirica.

L’aberrazione valoriale che la giornalista ha ritenuto di ravvisare nell’inserzione pubblicitaria in virtù della quale il fatto solo di essere appartenuta al noto industriale conferirebbe all’autovettura posta in vendita una maggiore appetibilità, è il solo, reale obiettivo delle considerazioni critiche affidate allo scritto contestato.

Da qui il passaggio obbligato all’attacco polemicamente surreale a quello che, a ragione o a torto, l’autrice dello scritto ritiene essere il centro irradiatore di valori sottesi a una visione eccessivatente mondana e fatua dell’esistenza.

Non vi è delitto di lesa maestà, né peccato di blasfemia nel criticare , sia pur con toni molto aspri e corrosivi, l’immagine obiettiva che il Billionaire ed i suoi frequentatori rimandano all’esterno e la forte attrattiva che questi esercitano su una ben precisa tipologia di persone evidentemente affascinate dallo stile di vita incarnato dai più noti “habitué” de locale.

Quanto, poi, alla presunta pericolosità dell’articolo, dipendente dagli impulsi criminali in grado di alimentare nelle sacche più estremiste dei lettori, non vi sono sottolineature di generi, né obiezioni di concreta fattibilità dell’attentato ingegnato dalla giornalista, che possano realmente convincere della potenzialità istigatoria di um appello talmente surreale ed inequivocabilmente comico da non poter essere raccolto neanche dal più sprovveduto e visionario dei terroristi.

Conclusivamente, seppur si volesse ravvisare una portata realmente diffamatoria nella pubblicazione esaminata, non può revocarsi in dubbio la ricorrenza della scriminante prevista dall’articolo 51.c.p. sotto il profilo dell’esercizio di critica, secondo quella particolare modalità costituita dalla satira di costume.”