Nella loro ultima intervista insieme, Fedez e Chiara Ferragni parlavano di matrimonio e figli. In realtà il rapper si era detto poco convinto sulla questione nozze, ma aveva acconsentito a patto che non si parlasse di una cerimonia religiosa.

Intervistato dal Corriere della Sera, però, il giudice di X Factor si è dimostrato fermamente contrario all’argomento matrimonio, bocciando nettamente l’idea: “È che non credo nel rito del matrimonio. Due persone possono stare insieme tutta la vita senza sposarsi“. Rimane invece abbastanza convinto sulla questione figlio: “Non mi sento di escluderlo. Penso di aver oltrepassato la linea del divertimento giovanile. Sì, un figlio è più verosimile“.

Nel corso dell’intervista, Fedez ha ripercorso gli anni della sua infanzia e della sua adolescenza, quando ancora, per tutti, era solo Federico Leonardo Lucia: “Casa mia era al confine tra Buccinasco e Corsico, leggendo un libro su Vallanzasca mi sono accorto che metà dei miei compagni di classe avevano cognomi poco raccomandabili. A quei tempi c’erano mode da seguire e io non le seguivo. Dovevi giocare a calcio: mai fatto. Truccare il motorino: non l’avevo. Ascoltare certa musica: facevo l’opposto. Non ero molto socievole. Sono tornato più di una volta a casa senza scarpe. Mi fermavano per strada e mi chiedevano: ‘Che numero hai?’. E lì non c’era niente da fare, te le toglievi e gliele davi. Ero alle medie. Comunque non la ricordo come una cosa traumatica, succedeva a tutti“.

Un’infanzia del genere non poteva che portare a un’adolescenza… turbolenta: “Erano gli anni delle superiori, tra la terza e la quarta, avevo 16-17 anni. Frequentavo il collettivo Il Muretto, centro del rap milanese, una comunità multietnica con rumeni, albanesi, nigeriani. C’era anche Emis Killa. Eravamo offuscati dall’opulenza che non potevamo avere. Alcuni — io no — derubavano i giovani ricchi […] Il padre di un mio amico era appena uscito dalla prigione, dopo essersi fatto 30 anni, e veniva in giro con noi. La sera ci spostavamo alle Colonne di San Lorenzo, in quella vietta con il cartellone pubblicitario: nel weekend c’erano 1.500 persone, da avere paura, soprattutto i ricchi che parcheggiavano il motorino lì vicino. Ogni tanto, siccome temeva di essere fermato, il padre del mio amico ci dava la sua pistola, per tenergliela. Io nella mia sconsideratezza la mettevo nello zaino. Una roba che oggi mi dico coglione“.