I piccoli grandi eroi di Parigi: le storie di Safer e Zouheir

A pochi minuti dagli attacchi dei terroristi dell’Isis a Parigi, i cittadini hanno aperto le porte delle loro case a chi aveva bisogno di un riparo, a dimostrazione che anche in un momento di puro orrore, l’amore e l’umanità possono essere più forti della paura.

Basti leggere le storie di due protagonisti della serata di venerdì, i musulmani Safer e Zouheir.

Il primo è un giovane cameriere islamico, dipendente del Bar Carillon al fianco di Avenue de la Republique, dove si è tenuto uno degli attacchi. Come racconta il giornalista James Longman su Twitter, anziché mettersi subito al riparo per evitare la raffica di pallottole, Safer ha trovato il coraggio di raggiungere due donne ferite e di trarle in salvo, nascondendole nella cantina del locale.

E poi c’è Zouheir, l’addetto alla sicurezza dello Stade de France, a Saint Denis. Zouheir, anche se indirettamente, ha salvato migliaia e migliaia di vite, tra cui quella del suo presidente Hollande. Già perché è stato proprio il giovane musulmano a notare che quell’uomo, dotato di regolare biglietto per assistere a Francia-Germania, aveva qualcosa di sospetto sotto al giubbotto. Nonostante le rimostranze, Zouheir non gli ha permesso di superare i tornelli, impedendo a quello che si sarebbe poi rivelato uno degli attentatori di fare una vera e propria strage.

Quando il giovane imbottito di esplosivo è scappato, Zouheir ha subito dato l’allarme. Poco dopo, l’esplosione lungo Avenue Jules Rimet nella quale ha perso la vita, oltre all’attentatore, anche un barista portoghese di 62 anni.

L’ho capito dopo, avrebbe potuto essere una carneficina – racconta Zouheir sconvolto – Al primo sguardo non ho pensato che quell’uomo avesse un giubbotto esplosivo e l’esplosione, più tardi, mi era sembrata quella dei petardi che si tirano in curva. Quando ho sentito sul walkie-talkie che stavano portando via in elicottero il presidente Hollande, ho capito che non erano petardi“.