Selvaggia Lucarelli: il post polemico su Zara fa infuriare i commessi

12342667_10153324877865983_1796645467735462607_nL’ultimo pezzo pubblicato su Il Fatto Quotidiano da Selvaggia Lucarelli, dal titolo “Cose che succedono solo se compri da Zara”, ha scatenato una tempesta mediatica sulla bella blogger, certo non nuova a questo tipo di reazioni. Tutta colpa di alcune critiche non troppo velate nei confronti del marchio spagnolo e di chi lavora nei suoi punti vendita.

Tra i vari temi toccati, con la consueta ironia, da Selvaggia nel suo articolo c’è quello delle cerniere (“a una donna su due che compra un abito Zara la cerniera si incastra a metà, per cui poi seguono manovre scomposte che finiscono puntualmente con la cerniera che si sblocca improvvisamente e che va a tranciare un lembo di carne del nostro girovita”), quello delle taglie (“Il concetto di taglia per quelli di Zara è qualcosa che ha a che fare con l’astrattismo puro. Ogni abito, ogni pantalone, ogni cappotto ha una sua s, una sua l, una sua m per cui da Zara dovete provare tutto, dalle canotte ai pedalini perché potreste essere una small e non entrare in un tubino xl mentre in camerino incrociate Giuliano Ferrara che prova una giacca xxs e gli va larga sui fianchi”) e quello delle etichette indecifrabili.

Ma è quando si parla di antitaccheggio e disposizione dei capi nei negozi che Selvaggia se la prende (sempre con ironia) con i commessi.

È vero che ci sono più furti da Zara che nelle periferie di Caracas ed è giusto che il sistema di antitaccheggio sia efficace – scrive Selvaggia – ma chiederei ai commessi, prima di infilare i nostri capi regolarmente acquistati nella busta, di essere così gentili da verificare meglio di aver rimosso tutto, perché una volta su due provo a uscire dal negozio e varcato l’uscio suono come se avessi una cintura esplosiva sotto le mutande anziché l’antitaccheggio su una t-shirt da bambino“.

E ancora: “Se vedi un vestito che ti piace da Zara e dici ‘Domani vengo a comprarlo’, è bene che tu sappia che il giorno dopo, lo stesso capo che tu hai visto piegato a piano terra entrando a destra, potrebbe essere al terzo piano su una gruccia entrando a sinistra, per cui io ho un forte sospetto: i commessi di Zara sono degli esseri profondamente sadici che spostano i capi a caso e si divertono a vederci vagare per il negozio farfugliando ‘Eppure era proprio qui!’ mentre i nostri fidanzati ci si trascinano dietro mettendo like sulle gallery di Marika Fruscio che si scrive i risultati della serie A sulle chiappe”.

Tanto è bastato perché diversi dipendenti della catena se la prendessero con la blogger che, dopo qualche ora, si è vista costretta a rileggere il proprio articolo: “Ho riletto il mio pezzo con distacco per capire la ragione per la quale alcuni commessi Zara si sono offresi e giuro che non sono riuscita a capire. Evidentemente l’ironia è l’unica merce che non si trova low cost” ha concluso la Lucarelli, piccata.