Coronavirus, Italia suddivisa in tre aree: come si distinguono

Con il nuovo Dpcm per contrastare il Coronavirus, l’Italia verrà suddivisa in tre aree: quali sono esattamente e come si distinguono.

Coronavirus tre aree
Coronavirus, quali sono le tre aree e come si distinguono. Fonte Foto: Getty Images

L’arrivo del nuovo Dpcm, lo sappiamo benissimo, sarà proprio nelle prossime ore. Eppure, nonostante non sappiamo cosa esattamente il premier Giuseppe Conte abbia in mente per contrastare l’avanzata di Coronavirus, alcune ‘anticipazioni’ sono già trapelate sul web. Stando a quanto si apprende e, soprattutto, da come anche noi vi abbiamo raccontato, sembrerebbe che, molto presto, verrà stabilito su tutto il territorio nazionale un coprifuoco alle ore 21:00. Ma non è affatto finita qui. Studiando con attenzione i dati epidemiologici di queste ultime settimane, sembrerebbe che l’Italia verrà suddivisa in ben tre ‘aree’. E che le regole da seguire per limitare il contagio da Covid si differenzieranno proprio a seconda della zone. Ovviamente, si tratta di zone ad ‘alto rischio’, ‘rischio intermedio’ ed, infine ‘basso rischio’. Ecco. Appurato questo, la domanda che noi ci facciamo è: quali sono i criteri che distinguono ciascuna area? Ecco tutti i dettagli.

Covid, Italia suddivisa in tre aree: quali sono i criteri distintivi

Stando a quanto si apprende, sembrerebbe che, con l’avvento del prossimo Dpcm, assisteremo alla suddivisione dell’Italia in tre aree. Ci sarà, quindi, una zona rossa ad alto rischio contagio, una zona arancione a rischio intermedio di contagio ed, infine, una zona gialla a basso rischio di contagio. Una suddivisione, da come si può chiaramente comprendere, più che importante. Soprattutto perché aiuta a comprendere chiaramente le misure da adottare per limitare il contagio da Coronavirus. Ecco. Una volta ben capito questo, quello che importa adesso comprendere è come queste zone sono state suddivise. Ovvero, quali criteri sono stati utilizzati per distinguere queste tre aree? Stando a quanto si apprende, sembrerebbe che questi siano stati stilati ad Aprile, quindi nel pieno della Fase Uno della pandemia, dal Ministro della Salute e il Comitato Tecnico Scientifico. E, da come si legge su Fanpage, sembrerebbero esserne addirittura 21. I primi sei, a quanto pare, si rifarebbero ‘al processo sulle capacità di monitoraggio’. Quindi, non si fa altro che analizzare il numero di contagiati e dei ricoverati (si fa una sorta di storia dei sintomatici, quindi). I successivi sei criteri, invece, si rifarebbero al ‘processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti’. Parliamo, quindi, della percentuale di tamponi positivi, del rapporto che intercorre tra il tempo di inizio sintomi e di quello della diagnosi ed, infine, il numero di figure professionali che si sono dedicate all’attività di monitoraggio dei contagi. Gli ultimi nove criteri, infine, si rifarebbero al ‘risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari’.

Coronavirus tre aree
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Da come si può chiaramente comprendere, quindi, la suddivisione delle tre aree non si è limitata soltanto ad analizzare il cosiddetto ‘RT’, ma anche questi 21 criteri.