Il Paradiso delle Signore, Alessandro Cosentini racconta del suo periodo difficile: “Non stavo lavorando”, la rinascita

La redazione di Sologossip ha intervistato Alessandro Cosentini, l’attore che nella serie Il paradiso delle signore interpreta il personaggio di Cosimo.

Alessandro Cosentini, l'attore che nella serie Il paradiso delle signore interpreta il personaggio di Cosimo
Intervista ad Alessandro Cosentini, l’attore che nella serie Il paradiso delle signore interpreta il personaggio di Cosimo

La nuova stagione dell’amatissima serie “Il Paradiso delle Signore” ha avuto inizio già da un po’, e certamente non sta lasciando spazio al ‘silenzio’. Infatti, all’interno della trama, sono continui i colpi di scena e molti sono i personaggi che girano intorno a questa altalenante avventura. Tra i diversi attori che ne interpretano i ruoli abbiamo avuto l’onore di intervistare il talentuoso Alessandro Cosentini. Il suo personaggio, Cosimo Bergamini, si intreccia con quello di Gabriella Rossi (interpretata da Ilaria Rossi), in una storia d’amore che, però, riscontra non pochi imprevisti. Questa l’intervista completa: scopriamo cosa ha raccontato.

Segui anche il nostro canale instagram per essere sempre aggiornato–>> clicca qui 

Alessandro Cosentini, Intervista esclusiva all’attore de “Il Paradiso delle Signore”

Alessandro, com’è nata la tua passione per la recitazione?

Sin da bambino, la mia passione per la recitazione è nata guardando film americani. Gli attori hollywoodiani, grazie anche ai grandi doppiatori italiani che prestavano loro la voce, riuscivano a entusiasmarmi e ad emozionarmi incredibilmente. Per farvi un esempio: ero ipnotizzato da attori come Jim Carrey ed Eddie Murphy doppiati dall’ immenso Tonino Accolla. Jim Carrey è stato ‘il mio primo grande maestro’. Mi immedesimavo in lui, copiavo le sue espressioni, le sue camminate, rifacevo interi pezzi di suoi film famosi come The Mask, Ace Ventura per far ridere i miei compagni a scuola o i miei fratelli, e i miei genitori a casa.

E per il teatro, quando hai iniziato ad abbracciare questa arte?

Ho frequentato l’Accademia Nazionale “Silvio d’Amico” per tre anni, ho una formazione teatrale. Quando ho iniziato il percorso di studio in recitazione avevo 21 anni. Mi sono stanziato a Roma per frequentare piccole scuole di teatro e a 24 anni ho superato i provini per entrare in accademia. E’ stata una bella onda d’urto, mi ha formato molto. L’accademia è stata per me di forte impatto. Il primo anno è stato difficile, perché di mio sono uno spirito abbastanza irrequieto, ma ho avuto un percorso bellissimo, il solo pensiero porta a commuovermi. I rapporti, le persone che sono lì, i maestri… Cresci con loro, lavori con figure importanti, personaggi storici della televisione e del teatro. Per esempio, ho avuto la fortuna di intraprendere un laboratorio intensivo di più mesi con Anna Marchesini. Queste personalità portano in te dei cambiamenti, ti rompono, nel profondo.

E tu, come sei cambiato?

Sono cambiato in positivo. Sono sempre stato una persona abbastanza distratta, sulle nuvole, poco ancorata alla realtà concreta delle cose, lo ero almeno. Avevo difficoltà a focalizzarmi su me stesso, ad essere ben centrato nella vita e nel lavoro e frequentare l’accademia mi ha aiutato tantissimo. Ovviamente, gli effetti concreti li ho toccati con mano in seguito, nel mondo del lavoro.

Cosa provi quando sei sul palco o sul set?

Provo un semplice desiderio di esprimermi e di coinvolgere quante più persone vogliano prestarmi il loro ascolto e la loro attenzione. Lavorare attraverso un testo, il pensiero di un autore, e quindi il fine al suo interno: rintracciare l’anima, i messaggi che una drammaturgia o una sceneggiatura offre al regista e agli attori. Tentare di giocare e di divertirsi quanto più possibile attraverso il disegno che traccia il regista, attraverso il proprio modo di vedere le cose, la propria voce, il proprio modo di rivelare i sentimenti umani… Bisogna entrare in empatia con il pubblico, creare un gioco, una complicità con loro, sempre. Recitare è un lavoro meraviglioso!

Hai avuto qualche difficoltà ne “Il Paradiso delle Signore”, con il tuo personaggio?

All’inizio mi sono divertito molto. Nella prima stagione Cosimo era un personaggio bidimensionale, il classico ragazzo ricco, altezzoso, sprezzante, antipatico. Mi veniva chiesto di mostrare solo questi aspetti non avendo un peso specifico e uno spazio significativo nell’intreccio narrativo della fiction. Poi, dalla seconda stagione, sono iniziate delle evoluzioni per il mio personaggio, delle novità molto forti, e quindi ho dovuto affrontare la crescita del personaggio di Cosimo con tutte le sfumature del caso. E’ stato entusiasmante ritrovarsi tra le mani quest’occasione e poter lavorare su altre corde.

Ti rispecchi nel tuo personaggio?

Non completamente. E’ un personaggio molto composto, sicuro e pieno di sè, morbido nella gestualità. All’inizio è stato difficile per me cercare questa solidità, questa compostezza, essendo di natura molto iperattivo e confusionario. Una cosa importante che ho in comune con Cosimo, soprattutto per come si è scoperto nello sviluppo della storia, attraverso l’innamoramento di Gabriella e il rapporto con la madre, è il profondo legame che lo unisce alla sua famiglia, nonostante il difficile rapporto con il padre. Cosimo venera sua madre, mi verrebbe da dire la figura della donna in generale, e in questo sono molto simile a lui.

Ci sarà un’evoluzione? 

Assolutamente sì. Ci saranno dei colpi di scena molto forti ed importanti che andranno a cambiare drasticamente il suo essere. Dovrà fare i conti con delle situazioni molto complesse. Per me continuare ad interpretare questo personaggio è sempre più stimolante e sento di aver avuto una grande fortuna a ritrovarmi in questo progetto. Il mio lavoro era partito in sordina, ma pian piano hanno scommesso su di me, hanno creduto in me, e devo dire che la produzione e gli sceneggiatori non si stanno risparmiando nel mettermi “in difficoltà” a livello attoriale. Mi sento davvero fortunato, perché sento di crescere a livello professionale, e sono felice della qualità del lavoro che sto facendo e di quello che mi stanno offrendo.

Come sei arrivato nella serie, ti hanno scelto subito?

Erano rimasti pochi ruoli da coprire. Mi hanno contattato alla fine del casting della prima stagione. Il ruolo di Cosimo all’inizio prevedeva poche scene. Poi andando avanti, c’è stato un ampliamento.

Hai provato un sentimento per qualcuno sul set?

Certo, siamo talmente immersi nel lavoro per i ritmi frenetici che nascono dei legami particolari sul set. Mi sono sentito molto legato ad Enrico, con cui ho girato diverse scene importanti, toccanti. Quando c’è la disponibilità di un partner a giocare, ad esporsi con te, inevitabilmente i sentimenti in scena nascono e si sviluppano. Vale per lui, ma anche per Ilaria Rossi, con cui mi trovo molto bene. Anche con l’attrice che interpreta mia madre, Susanna Marcomeni. Ho girato meno scene con lei e avrei voluto tanto lavorarci di più. Sono molto contento di aver imparato molto  da Susanna. Mi ha offerto e continua ad offrirmi suggerimenti importanti su come affrontare le scene, essendo una grandissima artista. Nutro un profondo rispetto per lei, oltre che una simpatia particolare.

In un post sul tuo profilo instagram, in cui hai pubblicato degli scatti di uno spettacolo teatrale, hai scritto che ‘questo spettacolo ti ha rimesso al mondo dopo un periodo non facile’, cos’è successo?

In quel periodo non stavo lavorando molto, da un paio di anni i provini non andavano bene. Quando non vanno, dopo un po’ ti inizi ad abbattere. Io avevo iniziato a lavorare in modo importante, girando l’ultima stagione di CentroVetrine. Avevo attraversato un periodo molto intenso a livello lavorativo. Poi, dopo questa esperienza, ho iniziato a lavorare poco. Dal 2015 al 2017 è stato un periodo per me non facile, complicato da gestire, a livello esistenziale, emotivo. Facendo questo mestiere le delusioni sono sempre dietro l’angolo. Poi ho capito una cosa importante, soprattutto da quando sono ritornato a Cosenza (la mia città natale), perché non potevo più restare a Roma, per le difficoltà lavorative. Ritornando nella mia città, conoscendo e scoprendo le persone che lavoravano lì, in ambito teatrale e non solo, ho capito che casa mia mi riservava delle cose nuove, belle, stimolanti. Ho iniziato a realizzare che non dovevo aspettare che qualcosa piombasse dal cielo, ma dovevo essere io a scrivere la mia strada, a mettermi in gioco. E così, ho iniziato a fare le cose che io volevo fare. Ho sperimentato molto a livello teatrale proponendo letture e spettacoli in diversi spazi. Ho conosciuto persone eccezionali che come me amano e si dedicano col sangue a questo lavoro. Stare a Cosenza in quel periodo è stato rigenerante. Ho i miei posti da vivere, ho un legame particolare con la mia terra, con la mia famiglia.

Che rapporto hai con la tua famiglia, sei molto legato?

Tantissimo. Sono un ragazzo calabrese, ho due fratelli che adoro alla follia. Vivere la mia famiglia è importante per me, direi vitale. Essendomi stanziato a Roma mi mancava tanto rivivere e scandire le mie giornate con loro e riscendere a casa in quel periodo difficile è stato salvifico per me. Mio padre e mia madre mi hanno fatto assaporare, vivere, insieme ai miei due fratelli, tutta la bellezza che riserva la provincia di Cosenza. Il mio corpo e la mia mente sono a riposo lì. Mi manca tantissimo la mia famiglia. In questo periodo di festività non sono potuto scendere. A causa del covid ho preferito restare qui, per non correre rischi, poi sono sotto contratto. Cerco di essere più protetto possibile per via del lavoro, ma a fine marzo, quando finiranno le riprese, correrò da loro a Cosenza.

Tua nonna ti chiamava ‘Gassman’, come mai?

Sì, mi chiamava Gassman. Adorava Gassman e probabilmente in qualche modo mi associava a lui.  Dato che non ero uno scolaro modello, andavo a fare i compiti da lei, badava a me, mi faceva da mangiare e mi faceva fare i compiti. Era la mia seconda casa da piccolo. Ricordo bene ancora l’odore. Aprivo la porta e lei urlava con una certa enfasi “E’ arrivato Gassman!”. Io allora non capivo, però lo ricordo come se fosse ieri. Il suono e il calore della sua voce mi sono rimasti dentro.

Sei fidanzato? 

Sì, sono fidanzato con un’attrice di Cosenza, come me.

Cosa ti aspetti dal 2021, e dal tuo futuro?

Mi aspetto che ovviamente la situazione possa migliorare, dato che il Covid ci ha spezzato le gambe. Vorrei avere la possibilità di recitare nel cinema. Ho 35 anni e mi sento abbastanza maturo e pronto per iniziare questo tipo di percorso. Anche se non l’ho ancora sperimentato, sicuramente rappresenta il mio obiettivo principale. Vorrei ritrovarmi ad incarnare uno di quei personaggi dei miei film preferiti che mi hanno fatto capire che questo è il mio mondo.

 

Intervista a cura di Mariarosa Buonomo